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Visualizzazione dei post da Luglio, 2010

Uno strepitoso chiacchiericcio

La donna della domenica di Fruttero e Lucentini è un libro strepitoso che non risente il peso del passare degli anni (fu scritto nel 1972), seppure in esso sia descritta una Torino che non esiste più (per ovvie ragioni di sviluppo socio-urbanistico). La Torino delle persone, però, quella – a grandi linee – c’è ancora (a giudicare dalle cronache). Una Torino di aristocratici, piccolissima borghesia impiegatizia e proletariato (o classe operaia che dir si voglia). Una Torino divisa tra l’accettazione e il rifiuto del diverso, sia esso il meridionale (detto “terrone” da coloro che sottolineano le differenze) o l’omosessuale (spregiativamente definito “cupio” da chi lo ritiene un deviato).

Il contagio omosessuale

La fratellanza - Brotherhood (Broderskab) del regista italo-danese Nicolo Donato è un film duro, violento e ben realizzato (anche se con qualche ingenuità narrativa) e, soprattutto, stupendamente recitato da tutti gli attori, in modo particolare dai due protagonisti: il bello e bravo David Dencik (Jimmy) e l’altrettanto bravo Thure Lindhardt (Lars).
La vicenda è ambientata in una Danimarca affondata nei contrasti, sapientemente messi in scena senza alcuna intenzione didascalica: allo spettatore il compito di riconoscerli e di nominarli.
Si inizia con una sequenza in cui uno dei protagonisti, Lars, viene indotto a lasciare l’esercito in quanto di lui si sono scoperte le pulsioni omosessuali. Si tratta di una scena che non ci si aspetta in una nazione all’avanguardia (ma, forse, poi non così all’avanguardia) per quanto riguarda i diritti della comunità omosessuale.

Il Don Giovanni predatore di Mauro Astolfi

Il coreografo e regista Mauro Astolfi si è confrontato con il mito universale di Don Giovanni con lo spettacolo Don Giovanni o il gioco di Narciso presentato ieri sera a Bergamo durante il Festival Danza Estate.
Il suo Don Giovanni è un predatore che non ha alcuna considerazione per la donna: ne va a caccia per goderne a suo piacere e inserirla nella propria personalissima collezione (con tanto di teche contenenti le altre donne/prede ormai ridotte ad automi).
Un Don Giovanni collezionista e vanesio o, meglio, come indicato nel titolo, narciso.
Tale l’assunto.
Lo svolgimento “narrativo”, la trama di ciò che succede durante i 60 minuti di danza (spesso dal carattere “ferino”), è, però, a tratti, avvolto dal mistero: non si è riusciti a capire cosa, in effetti, stesse succedendo, perché, e cosa volesse significare.
Dato che Astolfi prende le mosse dalla drammaturgia di Riccardo Reim non si sa se imputare a uno o all’altro (o a entrambi) l’inconcludenza di quanto inscenato.
Un peccato; un’occa…

Corpi modificati, disossati, stravolti

Prima nazionale ieri per il Festival Danza Estate: la Compagnia Arearea, infatti, ha presentato Innesti_il corpo tecnico per la coreografia e la regia di Marta Bevilacqua.
Si tratta di uno spettacolo che prende le mosse dalla danza per raccontare di come il corpo degli uomini di oggi sia, sempre più spesso, sottoposto al dominio della tecnica. Come il corpo sia sottoposto a omologazione, attraverso “innesti” (protesi) che non gli sono propri.
Lo spettacolo prende le mosse dalla danza come arte in cui il corpo è fondamentale, insostituibile, per proseguire nel campo di altre arti, fatto com’è di video-proiezioni (in cui il corpo filmato è pesantemente modificato per effetto di interventi sulle immagini) e di movimenti corporei che, difficilmente, possono essere ascritti al campo della danza contemporanea. Movimenti, costumi e maschere che hanno come fine quello di “disossare” il corpo delle tre danzatrici (Marta Bevilacqua, Anna Giustina e Valentina Saggin), per stravolgerne i confini …