La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La paura che castra


Humpday è stato presentato in Italia come un film comico: una pellicola con la quale si ride guardando due uomini eterosessuali che decidono di realizzare un film porno-gay per partecipare a un festival del cinema di genere. Il guardare in faccia, da parte dei due protagonisti, l’omofobia, dovrebbe indurre il pubblico in sala alla risata.
In realtà, Humpday è un film che ispira tanta tenerezza. I due protagonisti, vinti dalle loro paure, non suscitano, infatti, né ilarità, né compassione, bensì, appunto, tenerezza. Si prova, infatti, tenerezza di fronte a due giovanottoni sulla trentina che hanno talmente tanta paura dell’atto omosessuale da restare bloccati in una eterosessualità che non pare gioiosa, nonostante uno sia una specie di tomber de femme e l’altro dichiari di essere felicemente sposato.
Di fronte a loro stessi in mutande, ai loro corpi di uomini con la pancetta, i due amici di lunga data si bloccano e cercano disperatamente ogni scusa per non proseguire nel loro piano originario (ossia quello di realizzare un film pornografico a tematica gay). La paura che la verità dell’esperienza possa farli ricredere a proposito di tutti i loro preconcetti omofobi è tale che restano come paralizzati, castrati e sospesi in un limbo da cui non avranno la forza di uscire.
Il film di Lynn Shelton, dunque, è – ad avviso di chi scrive – lontanissimo dall’essere un film comico, ma assai vicino al genere documentaristico (anche per alcune modalità di ripresa e di montaggio): un documentario sulle paure castranti indotte da una società maschilista e pesantemente omofoba.
I due attori protagonisti (Mark Duplass e Joshua Leonard) sono stati assai convincenti. Spiace segnalare che i loro doppiatori italiani erano tanto fuori tono da risultare quasi irritanti.

Commenti