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Un gioco in cui non vince nessuno

Sleuth - L’inganno di Anthony Shaffer racconta di un doppio gioco al massacro in cui, alla fine, non vince nessuno. Un gioco iniziato con il desiderio di vendetta che lo scrittore Andrew Wyke nutre nei confronti di Milo Tindle che gli ha soffiato la moglie.
Andrew, infatti, appassionato di giochi, architetta una complicata messinscena con l’unico scopo di umiliare il rivale, facendogli credere di essere a un passo dalla morte.
Finita la vendetta, però, Andrew da carnefice diventa vittima: infatti, questa volta è Milo a volersi vendicare di Andrew e umiliarlo convincendolo di star per essere arrestato con la (falsa) accusa di omicidio.
Ma, alla fine, qualcosa va storto, perché entrambi i giocatori non hanno saputo prevedere le mosse dell’avversario. Il risultato è tragico e il saldo è negativo per entrambi i protagonisti: nessuno di loro risulterà vincitore, come nessuno davvero perdente.
A interpretare i due contendenti nella messinscena firmata da Glauco Mauri ci sono lo stesso Mauri (nel ruolo dello scrittore) e Roberto Sturno (in quelli del rivale). Entrambi gli attori hanno dimostrato di essere perfettamente a proprio agio nei rispettivi ruoli che, tra l’altro, rimandano anche a quelli davvero “giocati” in palcoscenico: infatti lo scrittore si dice regista del gioco (e Mauri è regista dello spettacolo) e il rivale in amore vanta le proprie doti di attore che possono risultare utili durante il primo “set” (parola polisemantica) del doppio “play” (altra parola polisemantica).
Bella anche la scenografia di Giuliano Spinelli: un luogo di lavoro, vita, ma, soprattutto, gioco, fatto com’è di mille trucchi da scoprire.
Spettacolo gradevole e assai ben recitato.
Meritati e calorosi applausi al calar del sipario.

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