La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Un gioco in cui non vince nessuno

Sleuth - L’inganno di Anthony Shaffer racconta di un doppio gioco al massacro in cui, alla fine, non vince nessuno. Un gioco iniziato con il desiderio di vendetta che lo scrittore Andrew Wyke nutre nei confronti di Milo Tindle che gli ha soffiato la moglie.
Andrew, infatti, appassionato di giochi, architetta una complicata messinscena con l’unico scopo di umiliare il rivale, facendogli credere di essere a un passo dalla morte.
Finita la vendetta, però, Andrew da carnefice diventa vittima: infatti, questa volta è Milo a volersi vendicare di Andrew e umiliarlo convincendolo di star per essere arrestato con la (falsa) accusa di omicidio.
Ma, alla fine, qualcosa va storto, perché entrambi i giocatori non hanno saputo prevedere le mosse dell’avversario. Il risultato è tragico e il saldo è negativo per entrambi i protagonisti: nessuno di loro risulterà vincitore, come nessuno davvero perdente.
A interpretare i due contendenti nella messinscena firmata da Glauco Mauri ci sono lo stesso Mauri (nel ruolo dello scrittore) e Roberto Sturno (in quelli del rivale). Entrambi gli attori hanno dimostrato di essere perfettamente a proprio agio nei rispettivi ruoli che, tra l’altro, rimandano anche a quelli davvero “giocati” in palcoscenico: infatti lo scrittore si dice regista del gioco (e Mauri è regista dello spettacolo) e il rivale in amore vanta le proprie doti di attore che possono risultare utili durante il primo “set” (parola polisemantica) del doppio “play” (altra parola polisemantica).
Bella anche la scenografia di Giuliano Spinelli: un luogo di lavoro, vita, ma, soprattutto, gioco, fatto com’è di mille trucchi da scoprire.
Spettacolo gradevole e assai ben recitato.
Meritati e calorosi applausi al calar del sipario.

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