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Visualizzazione dei post da Aprile, 2010

Un gioco in cui non vince nessuno

Sleuth - L’inganno di Anthony Shaffer racconta di un doppio gioco al massacro in cui, alla fine, non vince nessuno. Un gioco iniziato con il desiderio di vendetta che lo scrittore Andrew Wyke nutre nei confronti di Milo Tindle che gli ha soffiato la moglie.
Andrew, infatti, appassionato di giochi, architetta una complicata messinscena con l’unico scopo di umiliare il rivale, facendogli credere di essere a un passo dalla morte.
Finita la vendetta, però, Andrew da carnefice diventa vittima: infatti, questa volta è Milo a volersi vendicare di Andrew e umiliarlo convincendolo di star per essere arrestato con la (falsa) accusa di omicidio.
Ma, alla fine, qualcosa va storto, perché entrambi i giocatori non hanno saputo prevedere le mosse dell’avversario. Il risultato è tragico e il saldo è negativo per entrambi i protagonisti: nessuno di loro risulterà vincitore, come nessuno davvero perdente.

Un matrimonio poco appetibile

Matrimoni e altri disastri di Nina di Majo è un film appena appena carino. La sceneggiatura di Francesco Bruni, Nina di Majo e Antonio Leotti è un po’ scialbetta e gli aspetti della storia che potevano essere più interessanti, come quello veicolato dalla famiglia allargata della protagonista, sono stati lasciati cadere, in quanto usati solo strumentalmente e trasversalmente. Peccato, perché il film poteva iniziare proprio dalla scoperta da parte della protagonista di essere vissuta in una famiglia lontanissima dai canoni cattolici integralisti tipici di una certa classe sociale. Ovvero, la storia inizia a farsi interessante quanto il film finisce! Un peccato. Un’opportunità persa. Il film, sostanzialmente, regge per la bravura d’attrice di Margherita Buy, affiancata assai lodevolmente da Fabio Volo. Luciana Littizzetto regala alla pellicola il personaggio di una bruttina stagionata con la disperata voglia di un uomo. Qualche sorriso ogni tanto.

Angeli della Morte

Angels in America. Si avvicina il millennio di Tony Kushner per la regia di Ferdinando Bruni ed Elio De Capitani è uno spettacolo “pieno” sia visivamente, sia drammaturgicamente parlando. Il merito, oltre che dell’autore del testo, va dato sia ai registi, sia agli attori impegnati in scena. Uno spettacolo in cui la scenografia è fatta con pochi e simbolici oggetti, arricchiti da videoproiezioni di immagini sia realistiche, sia astratte, così come possono essere realistiche od oniriche le scene che in quel momento vengono recitate. Lo spettacolo mostra un’America anni Ottanta in cui l’AIDS sta mietendo le sue vittime. Al centro delle vicende narrate, la comunità omosessuale, composta sia da gay dichiarati, sia da “velate” e sia da chi ha avuto solo la forza di dire a se stesso di provare attrazione per individui del proprio stesso sesso, ma non ha mai avuto il coraggio di praticare sesso omosessuale.

McGregor perfetto ghost writer

The Ghost Writer (in Italia distribuito con l’infelice titolo di L’uomo nell’ombra) è un film (tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris) che non ha mai un calo narrativo. È la storia di uno scrittore che – assoldato da una casa editrice per riscrivere l’autobiografia di un ex Primo Ministro britannico – si trova immischiato in una vicenda più grande di lui che mette in serio pericolo la sua vita.
Roman Polanski ha ambientato la storia su un set claustrofobico (una casa/ufficio/bunker asettica e ubicata su un’isola) che si affaccia sul mondo esterno solo attraverso le immagini dei telegiornali. Ciò aumenta la concentrazione sui personaggi principali: l’ex Primo Ministro, sua moglie, la sua assistente/amante e il suo scrittore ombra. Quattro persone che si scambiano i ruoli di burattini e di burattinai senza mai avere il pieno controllo della situazione. Neppure la decisione di indagare sulla ragione che ha portato alla morte del suo predecessore è assunta dallo scrittore…

Holmes e Watson coppia di fatto

Sherlock Holmesdi Guy Ritchie è un bel film, nel quale le indagini “mentali” tipiche del personaggio creato da sir Arthur Conan Doyle si uniscono all’azione da Mission Impossible. Holmes, infatti, smette i panni del riflessivo (e pacato) investigatore (pur mantenendone l’arguzia e la perspicacia), per indossare quelli del dinamico agente dei servizi segreti impersonato da Tom Cruise (si veda la scena in cui si tuffa nel Tamigi direttamente da una finestra del Parlamento). Similmente anche l’amico Watson si evolve e perde in stoltezza per guadagnare in classe e combattività. L’indagine in cui il regista immerge i due personaggi ha tutte le qualità per accattivare il pubblico, in quanto protagonista ne è l’occulto e chi crede di dominarlo. Holmes, il razionale Holmes, viene, in tal modo, costretto a fare i conti con il mistero e l’irrazionale. Ma, dato il carattere del film, che è, appunto, un giallo, si evita di addentrarsi nella trama, per puntare l’attenzione sui personaggi c…

La mistificazione eterosessuale

La mistificazione eterosessuale di Elio Modugno pubblicato nel 1991 da Kaos edizioni è, complessivamente, un libro datato, legato com'è al clima rivoluzionario della sinistra anni Settanta e alla lotta di classe e per i diritti delle minoranze. Inoltre, in molte parti del volume si ha come la sensazione che l'autore sia troppo asseverativo, non portando, tra l'altro, sufficienti prove di ciò che afferma. È vero che – con tutta evidenza – egli si rifà alle teorie di illustri pensatori come Freud, Marx, Reich e Marcuse (per dirne alcuni), ma è altrettanto vero che qualche esempio pratico e qualche prova testimoniale non avrebbero nuociuto all'impianto teorico costruito dallo studioso, soprattutto quando egli va oltre il pensiero dei suoi Maestri e li supera o li contraddice apertamente. Ad ogni modo, al di là delle pecche messe ora in rilievo, il saggio offre più di uno spunto su cui riflettere.

Una tragedia classica in forma di documentario

Cella 211 è un gran film, uno dei migliori che ho avuto l’occasione di vedere negli ultimi anni. Tratto dal romanzo d’esordio omonimo di Francisco Pérez Gandul è stato portato sullo schermo dal regista Daniel Monzón (alla sua quarta regia) e dallo sceneggiatore Jorge Guerricaechevarria che, oltre al romanzo, hanno preso, come base per la loro scrittura, una serie di interviste che, per documentarsi meglio, hanno fatto a chi il carcere frequenta quotidianamente: dal personale ai detenuti, passando per i familiari. Ne è uscito un film di grande realismo e di grande impatto visivo (dovuto sia al fatto che la location è un carcere vero, sia al fatto che il regista ha girato con le tecniche tipiche del documentario).

Preghiera in forma di spettacolo

Ieri sera, in un Teatro Donizetti gremito di adolescenti, Lucilla Giagnoni ha presentato il suo Big Bang. Si tratta di un monologo che, attraverso le parole della Bibbia, della Scienza e della Poesia, tenta di indagare l’origine dell’Universo, di spiegare l’infinitamente grande e l’infinitamente piccolo.
Sola al centro della scena, la Giagnoni inizia il recital con una sorta di lezione atta a creare tra il palco e la platea un linguaggio comune, fatto di termini biblici e formule scientifiche, di parole universali perché poetiche. Un “prologo” nel quale l’attrice spiega anche che lo spettacolo è diviso in tre capitoli: il primo dedicato alla Luce, il secondo al Buio e l’ultimo al Tempo.
Poi l’attrice si avvicina al fondalino che sta alle sue spalle e sul quale verranno proiettati giochi di luce e di parole e formule, aspetta che in platea cali la luce, fa un attimo di silenzio e poi “si tuffa” nella suggestione delle parole che narrano l’origine alla vita, quella dell’Universo mischia…