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Profetico Sciascia

La notte delle lucciole che Roberto Andò e Marco Baliani hanno tratto dai testi di Leonardo Sciascia è un mosaico non del tutto riuscito: se, infatti, alla fine emerge dal disegno la figura di Sciascia uomo di cultura e politico (fu parlamentare per il Partito Radicale) che, a posteriori, si può definire profetico, alcune tessere, però, compongono quadretti che sembrano non amalgamarsi completamente con la figura principale. Forse il risultato è dovuto alla contraddittorietà di Sciascia o, meglio, alla sua dichiarata contraddittorietà. O, forse, la volontà di mostrare le molte facce che costituiscono, inevitabilmente, il lati di una figura complessa come fu Sciascia hanno opacizzato, piuttosto che illuminare, il racconto.
Ciò non toglie che lo spettacolo è intenso e non privo di momenti assai suggestivi.
Interessante è il ricordo che Sciascia ha di Pasolini: un amico dal quale lo divideva una sola parola: “adorabile”. Infatti ciò che Pasolini trovava adorabile (la spontaneità e naturalità della società pre-industriale), l’autore siciliano trovava straziante (la miseria atavica e la profonda ingiustizia radicate nella medesima società pre-industriale).
Tra i momenti più belli dello spettacolo firmato da Andò va ricordata la lettura del discorso parlamentare che Sciascia pronunciò contro le leggi speciali che il Governo di allora voleva promulgare. Il discorso viene letto da Baliani in piedi sulla cattedra (la scena rimanda all’aula di scuola elementare di Racalmuto nella quale Sciascia insegnava), mentre il vento impetuoso fa sentire la sua presenza: il messaggio è chiaro e ci dice di come le sagge parole dell’onorevole Sciascia furono come dette al vento. Profetico e inascoltato.
D’altra parte, non ci si stupisce la sordità degli altri onorevoli, dato quanto da Sciascia detto a proposito dei parlamentare: egli, infatti, li definì “anime morte” e aggiunse cha la democrazia in Italia non esiste più, in quanto il potere era sempre altrove. Profetico Sciascia.

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