La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Una recita lunga una vita

Portata sulle scene a Parigi per la prima volta nel 1897, la pièce Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand oggi non ha più molto da dire ai contemporanei e la scelta di rappresentarla nuovamente rivela (più che nascondere) una certa pigrizia mentale di molti nostri teatranti (e di molto, troppo, pubblico).
Una storia, quella messa in scena da Ronstand, che non sembra molto verosimile (a meno di non fare di Rossana una sorta di decerebrata), ma che, molto presumibilmente, è amata dai primi attori perché offre la possibilità di primeggiare sul palco a mo’ di vecchio capocomico.
Ciò premesso, va detto che lo spettacolo presentato ieri al Teatro Donizetti di Bergamo per la regia di Daniele Abbado ha confermato (semmai ce ne fosse stato bisogno) che Cyrano viene ancora accolto favorevolmente dal pubblico, specie se a impersonarlo c’è un grande attore.
Nei panni (Belle Époque) del guascone c’era Massimo Popolizio (sicuramente uno dei nostri attori più bravi) che ha saputo divertire gigionando (presumibilmente su indicazione del regista).
Una regia che ha puntato all’aspetto meta-teatrale del testo: Cyrano e Cristiano (Luca Bastianello), infatti, mettono in piedi una recita la cui unica spettatrice è Rossana (Viola Pornaro). Alla morte del bel Cristiano, Cyrano perdura la recita, fingendo per 14 anni che le sue parole fossero davvero state pensate (oltre che dette e scritte) da Cristiano. Ecco, allora, che il regista, per mezzo della scenografia di Graziano Gregori, sottolinea di continuo il carattere meta-teatrale della pièce: tavolacci che diventano praticabili teatrali, siparietti che indicano i vari ambienti, arredi di scena mobili, praticabili sospesi in aria e recitazione del primo attore che, a volte, sembra mettere simpaticamente in ridicolo lo stile recitativo di Carmelo Bene e di Vittorio Gassman.
Ne risulta uno spettacolo piacevole soprattutto per la bella prova di Massimo Popolizio.

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