La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il corsaro Figaro

Nelle mani del regista Francesco Torrigiani Il barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini diventa una storia di pirati: Rosina, infatti, è tenuta prigioniera in una rocca e Figaro – bandana in testa, attrezzatura custodita in un forziere, tovaglia per la barba con tanto di teschio – è l’immagine del corsaro. I personaggi, poi, si muovono su barchini a vela cavalcando le onde del fiume Guadalquivir (sulle rive del quale Siviglia è costruita). Una trovata regista che, forse, avrebbe trovato maggiore consenso nel pubblico se solo il cast dei cantanti fosse stato un po’ più “in voce”.

Infatti, a parte le eccezioni di Damiano Salerno (nel ruolo di Figaro) ed Enrico Giuseppe Iori (Basilio), i cantanti sono sembrati generalmente più attenti al gioco attorale, piuttosto che vocalmente all’altezza di un’opera come Il barbiere di Siviglia, assai nota e amata dal pubblico.

Un “assalto” al Barbiere che, ieri, è stato salutato dal pubblico del Teatro Donizetti di Bergamo un po’ freddamente e con qualche dissenso diretto verso Mario Alves che – decisamente “sotto voce” – aveva vestito i panni del conte d’Almaviva.

Da notare, infine, che, “misteriosamente”, il direttore d’orchestra Elio Boncompagni non si è affacciato alla ribalta per salutare e ringraziare il pubblico.

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