La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il paradosso del Gioko

More about Il giokoIl Gioko è il primo romanzo di Matteo Fontana nel quale viene raccontato come un gruppo di adolescenti (composto da ragazzi e ragazze) alla soglia dell’esame di maturità si ritrovi dopo la scuola per dedicarsi a un gioco del tutto particolare. Si tratta di una roulette del sesso: davanti a un pc portatile pieno di immagini pornografiche i giocatori sono chiamati a riprodurre l’atto sessuale fissato dall’immagine “scelta” casualmente. Far parte del gruppo di coloro che possono partecipare al "gioko" fa sentire importante, forse perché i giocatori si avvicinano al sesso come a un atto che reputano possa renderli più adulti.
Il romanzo narra nel dettaglio alcune delle performance alla quali i giocatori sono obbligati (dalle regole del gioco) a partecipare e – nel frattempo – racconta anche i maldestri tentativi che la voce narrante (l’insicuro Roberto) attua per rimorchiare la ragazza di cui si è invaghito.
Il paradosso che emerge dalla lettura del romanzo è che i giocatori, a dispetto di quello che credono, dimostrano di essere degli adolescenti molto più vicini all’età infantile che a quella adulta. Infatti, ciò che caratterizza il meccanismo del gioco è il fatto che nessuno di loro sceglie la pratica sessuale che deve riprodurre, e neppure sceglie di voler fare del sesso. Ciò che i giocatori scelgono di fare è di partecipare al "gioko". Poi è il gioco a dettare le regole per tutti e i giocatori devono “esibirsi” (è la parola che usano per indicare la riproduzione delle immagini) in quanto estratti a sorte. La loro esibizione, in realtà, è una penitenza.
Nessuno dei giocatori, dunque, si mette davvero in gioco, perché nessuno di loro sceglie cosa voler fare, quale “sfida” affrontare. Nessuno di loro assume su di sé la responsabilità della scelta (atto adulto), ma ognuno di loro si nasconde dietro il dover portare a termine una penitenza (atto infantile).
Ciò che i giocatori in realtà esperiscono non è la dimensione adulta della sessualità, bensì quella infantile del gioco.
Gli adolescenti narrati da Fontana sono, dunque, dei bambinoni che – alla fine del romanzo – si trovano a dover fare i conti con qualcosa che è loro tragicamente sfuggita di mano.
Un romanzo interessante ma non del tutto coinvolgente né convincente, forse perché il paradosso che si porta dentro non è affrontato dall’autore con sufficiente perizia.

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