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Il volto severo di Modigliani a Palazzo Reale

Fino al 6 luglio 2003 a Palazzo Reale di Milano è stata visibile la mostra Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo a cura di Marc Restellini che a Parigi è stata vista da mezzo milione di visitatori.
Va detto subito che, rispetto all'allestimento parigino, quello milanese ha presentato delle importanti novità espositive, tra cui l'aggiunta al nucleo originario di altre opere di Modigliani e, soprattutto, la sezione dedicata all'ultima compagna dell'artista, la giovanissima Jeanne Hébuterne, pittrice a sua volta, morta suicida a soli 22 anni la notte stessa in cui si spense il trentacinquenne Modigliani. I dipinti della Hébuterne, esposti per la prima volta al mondo, danno della giovanissima compagna di Modigliani l'immagine di una pittrice matura, in grado, anche, di influenzare la creatività del suo geniale amante (e non solo di esserne influenzata). La sezione a lei dedicata, con l'esposizione di disegni e una ventina di dipinti, si configura come una vera e propria mostra nella mostra. 

Le altre tre sezioni dell'esposizione, dividono la vita artistica di Modigliani, a partire dagli anni parigini, unendola ad altrettanti nomi importanti per la biografia del grande pittore: Paul Alexandre, colui che lo introduce nella Parigi di Picasso, Brancusi, Chagall, Cocteau e gli altri; Paul Guillaume, uno dei massimi esperti di Arte africana dalla quale Modigliani viene influenzato e che persuade Modì ad abbandonare la scultura in favore del disegno e della pittura; e Leopold Zborowski, cui, tra l'altro sono dedicati due dei ritratti più belli di tutta la mostra, che condusse Modì al successo internazionale.

L'intento dichiarato della mostra Amedeo Modigliani. L'angelo dal volto severo è quello di «sottrarre la figura di Modigliani a quell'aura di artista "maledetto" che lo ha consegnato alla storia per restituirgli il ruolo che gli spetta nella comunità artistica dei primi del Novecento», ma, nel far questo, spiace dirlo, in un certo modo si sminuisce l'opera di Modì (proprio affermando che essa va rivalutata) e si intristisce il suo lavoro, oltre a negare (per non dire condannare, anche se solo implicitamente) la biografia tormentata del pittore, fatta com'è di un'intensa vita sessuale, di grandi bevute e di assunzioni di droghe.

In «Il Nuovo Giornale di Bergamo», 5 maggio 2003.

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