La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Far poesia con la danza

Ieri sera, al Teatro Sociale di Bergamo, André Curti e Artur Ribeiro (ovvero i Dos à deux) hanno presentato il loro Aux pieds de la lettre.
Parlare di spettacolo di danza appare riduttivo (nulla togliendo al valore e alla capacità narrativa della danza). Tale meraviglioso spettacolo, infatti, trascende la danza e si fa poesia. Poesia senza parole, ma gestuale. 
Il “testo” racconta la vita quotidiana di due pazzi. Uno dei due sente le voci e vuole trascrivere ciò che “ascolta” su carta, l’altro è ossessionato dalla pulizia (specie di quella dei propri piedi). Lo “scrittore” usa il compare a mo’ di macchina per scrivere (e dal corpo dell’amico alienato escono davvero fogli di carta che vengono regolarmente cestinati dopo una sommaria lettura).
A intervallare e a interrompere la ritualità della scrittura e della pulizia dei piedi intervengono sia oscuri personaggi (che mai si vedono) che calano dall’alto la borsa della medicina (e, allora, inizia la “danza delle pillole”), sia la decisione assunta dai due in piena autonomia di ricorrere all’elettroshock.
Al centro della scena un tavolo che i due alienati usano per tutto, a mo’ di casa, di prigione, di box doccia, ma anche, alla fine, quando i due paiono aver trovato una via d’uscita al loro calvario, di barca a vela.
Un testo realizzato per mezzo di una gestualità lieve, precisa ed espressiva. Passi di danza che si fanno parole.
Spettacoli da non mancare.

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