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Un vecchio rompicoglioni

Paolo Villaggio ha presentato ieri al pubblico del Teatro Donizetti il suo Paolo Villaggio. Vita morte e miracoli. Si tratta di un recital per voce sola nel quale Villaggio (anche autore e regista) racconta soprattutto la sua infanzia e giovinezza in quel di Genova. Anni passati accanto al fratello gemello, ai genitori, e all'amico Fabrizio (De Andrè). Ricordi che non danno luogo a uno spettacolo nostalgico e incline alla commozione, ma a uno spettacolo in cui si ride (e molto) sui vizi e le virtù dell'italiano medio, visti attraverso la vita di una famiglia piccolo borghese.
Nel raccontare, Villaggio assume il ruolo del vecchio bilioso e rompicoglioni che non le manda a dire, ma che, anzi, coglie l'occasione per togliersi qualche sassolino dalla scarpa. Esemplare, a questo proposito, il ricordo degli incontri casuali con Eugenio Scalfari: Villaggio racconta, da par suo, come Scalfari abbia, in tutte le occasioni, evitato di salutarlo. Un aneddoto che dà il via ai ricordi di "non-salutatori" dei gemelli Villaggio: due "carogne" che sarebbero morte pur di non salutare qualcuno.
Lo spettacolo, nella sua ultima parte, accenna anche alla vita di successi del Paolo Villaggio nazionale (il Fantozzi amato-odiato dagli italiani). Un successo tanto clamoroso da aver guarito Villaggio dalla "malattia" dell'invidia, malattia che, però, si è ripresentata da vecchio: invidia per i giovani...
In questa parte del recital Villaggio commenta delle fotografie che lo ritraggono accanto a personaggi famosi: il Fabrizio di cui si è detto; Pier Paolo Pasolini con cui ha giocato a calcio per cinque anni, ma che non gli ha mai rivolto la parola; il grandissimo Ugo Tognazzi che passava anche per grande cuoco, ma che, invece, era un avvelenatore; l'insuperabile Vittorio Gassman con il quale si ritroverà dopo la morte.
Uno spettacolo per nulla autocelebrativo che vale la pena di andare a vedere.

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