Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

La vocazione del viaggiatore settecentesco

More about Cronache da Siviglia

Federico Di Vita ha la vocazione del viaggiatore settecentesco e dovrebbe seguirla. Lui stesso sembra esserne consapevole al punto che a pagina 126 del suo Cronache da Siviglia, edito da Round Robin, scrive: “Come un gatto preferisco i posti, e l'unica cosa che so fare è scoprirli, girarci dentro. Le persone come le storie si ripetono, e certo che si danno pur delle eccezioni, però mi piacciono di più le descrizioni, così infinite e pure”. Una predilezione che il lettore accorto avverte: Di Vita ama parlare minuziosamente di Siviglia, dei suoi palazzi, dei suoi giardini, delle piante, dei locali... Lo fa con passione, con (in)consapevole poesia: le sue descrizioni hanno poco della cartolina turistica e molto “della vista del cuore”. Si sente che Siviglia è una città che ama ed è capace di farla amare anche al lettore che, magari, a Siviglia non è mai stato. Nel descriverne le bellezze usa una lingua controllata, fluente.
Non alla stessa altezza il resto del libro: ossia le parti narrative nelle quali riferisce della sua (forse solo sua) storia d'amore con (per) Viola (già impegnata in Italia con un ragazzo che non intende tradire) e quelle dove racconta delle serate con gli amici o delle partite di calcio. In tali brani, lo si dice con dispiacere, passa dal banale al noioso e lo fa, cosa assai trista, usando un mistilinguismo a tratti sciatto e un po' cialtrone. Un peccato per un giovane autore che potrebbe – lo volesse – fare a meno del risaputo e standardizzato giovanilismo da telefilm di Italia1.
 
Cronache da Siviglia, corredato da belle fotografie e sfoltito delle parti di cui si è detto, sarebbe proprio un ottimo libro di viaggio.

Commenti