Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

La scena come romanzo

Happy family è una pièce teatrale che finge di essere un romanzo: il suo autore, Alessandro Genovesi, è anche presente in scena, dove recita la parte dell'autore di romanzo che racconta, in prima persona, la propria storia. Un autore che interloquisce con gli altri personaggi sia in veste di personaggio a sua volta e sia (in qualche modo pirandellianamente) in veste di autore. Personaggi che, in linea con la tradizione teatrale (e romanzesca), si rivolgono direttamente agli spettatori (lettori) per raccontare loro i propri pensieri, emozioni, paure. Soprattutto le paure: a inizio di spettacolo (a mo' di "premessa") l'Io narrante ci informa, infatti, che lo spettacolo è dedicato soprattutto a coloro che hanno paura... Paure che, alla fine, fanno ridere il pubblico, forse scaramanticamente, o forse perché in esse ci si può facilmente riconoscere, chi più e chi meno.
Alessandro Genovesi, di Happy family, non è solo l'autore e l'interprete protagonista, ma anche il regista. Tre funzioni impegnative portate a termine tutte con uguale bravura: il testo è scritto bene, con una lingua moderna ma non scadente; la recitazione è brillante e la regia attenta ai ritmi e sapiente nella resa di tutti i personaggi. Genovesi, alla sua prima prova come regista, è riuscito a non centrare l'intero spettacolo sulla sua figura di attore, ma a dare a ogni interprete il suo spazio, in modo che potesse agevolmente mettere in luce la storia del proprio personaggio.
A fianco di Genovesi un ensemble di attori tutti in parte.
Spettacolo da vedere.

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