La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La divina delle divine


Nata a Vigevano nel 1858 e morta a Pittsburg nel 1924 Eleonora Duse è stata una delle attrici più importanti del mondo, capace di lasciare di sé un ricordo indelebile. Al suo nome è indissolubilmente legata l’immagine di un certo modo di essere attrice, tanto che, molto semplicemente, Eleonora Duse è “La Divina”. Altre donne dello spettacolo, dopo di lei, sono state in grado di entrare nell’immaginario collettivo, penso a Maria Callas o a Tatiana Pavlova, ma mai divenendo “divine” per antonomasia com’è stato, appunto, per la Duse.
Eppure, agli esordi, nonostante fosse “figlia d’arte”, vi fu chi le consigliò di abbandonare le scene, in quanto non rivelava di possedere valide corde drammatiche che avrebbero potuto far dimenticare agli spettatori il fisico poco appariscente.
Una scelta più accorta del repertorio e la guida di grandi attori come Emanuel e, presumibilmente, la Pezzana, fecero crescere la giovane attrice, tanto da farla diventare una primadonna.
Si diceva del repertorio: ella spaziò dal teatro patriottico e verista a quello di poesia (soprattutto quello di D’Annunzio che impose sui palcoscenici come drammaturgo), per approdare a Ibsen, in seguito alla rottura del rapporto sentimentale – oltre che lavorativo – che la legava a D’Annunzio. 
Celebri e tormentati – a tale riguardo – furono le sue storie d’amore: quella, appunto, con il Vate nazionale, quella con Arrigo Boito (che le fece anche da Maestro di studi), quella con l’attore Flavio Andò e quella con il marito – anch’egli attore – Tebaldo Marchetti in arte Checchi.
A Eleonora Duse la Fondazione Cini di Venezia dedica la mostra “Divina Eleonora” visitabile fino al 6 gennaio 2002 presso la sede della Fondazione nell’isola veneziana di San Giorgio Maggiore. La mostra è stata allestita dallo scenografo Pier Luigi Pizzi.
Per la mostra sulla Duse, Pizzi è riuscito di nuovo a stupirci positivamente, realizzando una “messinscena” degna di uno spettacolo teatrale. Ancorché abbastanza piccola, la mostra si caratterizza anche grazie al segno personalissimo dell’allestimento che ha immerso i materiali esposti nel nero delle pareti e nel buio, illuminandoli in modo egregio e ambientandoli in vere e proprie scene. 
Cosicché, per esempio, il visitatore viene accolto in una sala dove una gondola (vera) trasporta un manichino con le fattezze della Duse tra la laguna di Venezia (città nella quale l’attrice visse per qualche anno). Oppure, il visitatore può ammirare gli splendidi abiti originali indossati dalla Duse, sia in una sorta di camerino, sia in salotto o in un ambiente che potrebbe essere l’angolo di un salone di ricevimento.
Oltre a tali abiti davvero strepitosi, sono visibili le locandine degli spettacoli, le foto dell’attrice, bozzetti e figurini disegnati per lei dal grande Edward Gordon Craig in occasione della realizzazione dell’Elektra di Hofmannsthal; ma anche oggetti, per un’attrice, di uso quotidiano come i passaporti o i copioni. 
L’allestimento termina con la proiezione di Cenere l’unico film (del 1916) interpretato dall’attrice.
Catalogo Marsilio.


Originariamente in «Il Nuovo Giornale di Bergamo», 21 novembre 2001.

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