Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

Io sono la tua pazzia

In un gremito Teatro Prova di Bergamo ha esordito questa sera Io sono la tua pazzia di Stefano Mecca, per la regia di Max Brembilla e Stefano Mecca, con Max Brembilla, Andrea Rodegher e Alessandra Spinelli.
Si tratta di un testo nel quale Luigi Pirandello diventa personaggio e incontra uno dei suoi personaggi più famosi (quello che lo fece diventare celebre): Mattia Pascal. L'incontro si svolge alla presenza della moglie di Pirandello, quella Antonietta Portolano che, in seguito al tracollo finanziario della famiglia, divenne pazza al punto da dover essere rinchiusa in un manicomio.
Nella sua pazzia Antonietta era convinta che il marito la tradisse con altre donne e perfino con la loro figlia Lietta. Neppure l'allontanamento di Lietta dette ad Antonietta un po' di pace: al ritorno dei figli maschi dal fronte, la donna chiese di essere rinchiusa in manicomio e si rifiutò di incontrare di nuovo il marito.
Mecca, nel suo lavoro, immagina, invece, che - dopo 17 anni di reclusione - i due coniugi si rincontrino e - come detto - al loro colloquio partecipa anche Mattia Pascal. Ma quello che nelle intenzione di Luigi sarebbe dovuto essere un colloquio con la moglie, si trasforma in un colloquio con il suo personaggio che, non a caso, è vestito come lui. Mattia, al principio, dichiara di essere figlio di Pirandello (sottintendendo di essere nato dalla di lui fantasia) e, contemporaneamente, suo padre (in quanto causa della di lui fama).
Forse, però, Pirandello e Mattia sono più di padre e figlio: potrebbero essere la stessa persona, le due facce della stessa medaglia. Ossia, Pirandello rappresenterebbe il marito che resta accanto alla moglie malata, mentre Mattia il marito che, vinti i soldi al gioco, coglie al volo l'opportunità offertagli da un errato riconoscimento di un cadavere e si allontana volontariamente dal tetto coniugale. Forse Mattia è Luigi che se ne va con la fantasia lontano dalla moglie, mentre Pirandello le resta vicino a scrivere il romanzo Il fu Mattia Pascal...
Io sono la tua pazzia è scritto (bene) tenendo sempre presente sia la biografia di Pirandello, sia il romanzo Il fu Mattia Pascal e sia il teatro del grande drammaturgo: ad esempio, il finale ricorda molto da vicino Il berretto a sonagli.
Lo spettacolo scorre veloce grazie anche alla capacità degli interpreti e al loro evidente affiatamento.
Lunghi e meritati applausi al calar del sipario.

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