La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Si je t'ame, prends garde à toi!

«Si je t'ame, prends garde à toi!» («Se ti amo, stai in guardia») avverte Carmen nel Primo Atto dell'opera omonima di Georges Bizet e il regista Ferdinando Bruni sembra averne tenuto conto seriamente: il clima dello spettacolo è teso e sensuale fin dall'apertura di sipario. Un clima che rimanda in qualche modo a Un tram che si chiama Desiderio di Tennessee Williams. Un rimando favorito dai costumi (prima metà del Novecento), dalle scene e dal taglio delle luci. Un ambiente poco spagnoleggiante che aiuta lo spettatore a sentire la vicenda al centro della Carmen più vicina a sé, più pericolosamente prossima. 
La storia di una donna bella, sensuale e capricciosa che ammalia di sé gli uomini e ne porta uno (il classico bravo ragazzo) alla rovina. La Carmen per la regia di Bruni diventa, in qualche modo, universale (oltre che attuale) e non resta confinata tra gli angusti ambiti di una guarnigione di soldati e di un gruppo di contrabbandieri gitani e delle loro donne. In altre parole, la regia di Bruni trasforma la Carmen in una sorta di archetipo.
Si è detto della sensualità. Il palcoscenico della Carmen di Bruni ne trasuda. Uomini in canottiera; donne provocanti che non disdegnano mostrare le cosce o la generosa scollatura. Fisicità esibita, grazie alla prestanza degli interpreti. Cantanti, coro e danzatori mostrano la loro giovanile voglia di vivere; il loro desiderio del corpo altrui.
Uno spettacolo bello e coinvolgente non solo per l'ottima regia di Bruni (che ha, tra l'altro, ha saputo far muovere il coro in modo congruo, dando la sensazione allo spettatore che ogni corista fosse un personaggio degno di nota e non fosse “solo un corista”, come, purtroppo, troppo spesso si avverte negli spettacoli d'opera).
Davvero degna di nota l'esibizione canora di tutto il cast. Ottime le prove di Claudio Sgura nel ruolo del torero Escamillo e di Davinia Rodriguez (in quello di Micaela). Molto buone le esibizioni dei due protagonisti (belli, oltre che bravi): José Balestrini (Don José) e Nora Odette Sourouzian (Carmen).
Trascinante la direzione del Maestro Riccardo Frizza.
Spettacolo da vedere.

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