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Visualizzazione dei post da Gennaio, 2008

Semplicemente bravissima

Luca De Bei ha scritto Un cuore semplice ispirato da un racconto di Gustave Flaubert e ne ha curato la regia affidando la parte (si tratta di un monologo) a Maria Paiato. Il testo è il racconto della vita di una governate in pieno Ottocento: la sua infanzia misera di piccola lavoratrice, la sua giovinezza troncata da un sogno d'amore romantico non andato a buon fine, la sua maturità scandita dai lutti e la vecchiaia passata su una sedia attaccata ai ricordi per paura di perderli. Perché, anche se son brutti, i ricordi, comunque, sono belli da rivivere: tengono compagnia e hanno il potere di riportare alla luce anche le persone che non ci sono più e alle quali abbiamo voluto bene. Ha vissuto per gli altri la governante Félicité e – a dispetto del nome – la sua vita non è stata propriamente quella che si può definire una bella vita.

Sindone e datazione

La notizia è destinata a fare discutere: forse gli esami compiuti nel 1988 sulla Sindone di Torino con il metodo del carbonio 14 erano sbagliati, ovvero la Sindone potrebbe essere autentica e non un falso medioevale come, invece, volevano quegli esami (da sempre contestati da più parti). A sostenere l’erronea datazione della Sindone ricavata con il metodo del carbonio 14 è Christopher Bronk Ramsey, direttore del Radiocarbon Accelerator di Oxford che quegli esami eseguì. Una fonte, dunque, al di sopra di ogni sospetto.

Il gioco del teatro

Bisogna partire dai bellissimi costumi di Andrea Viotti per entrare nel gioco teatrale delle Nozze di Figaro di Beaumarchais per la bella, divertente e intelligente regia di Matteo Tarasco. Costumi eccessivi, variopinti e vaporosi, carnevaleschi e caricaturali. Costumi che dichiarano di essere ciò che sono: ovvero costumi per delle recite teatrali e non riproduzione di abiti d'epoca.  L'eccesso come rimando sia a un'epoca (il Settecento, secolo teatrale quanti altri mai), sia a una classe sociale ormai prossima al tramonto (l'aristocrazia fine secolo falciata dalla ghigliottina) e sia alla brutalità degli istinti umani (la sessualità insistita e insaziabile del Conte e di Cherubino). Costumi che non servono solo gli attori impegnati nella recita, ma anche i personaggi che interpretano, costantemente alle prese con una recita: quella delle convenzioni sociali da rispettare, quella delle schermaglie d'amore, quella architettata da Figaro prima e da Susanna e d…

Io non ho ucciso Ofelia. L’ho salvata

Davvero molto bello il testo teatrale Un giardino per Ofelia di Pietro Floridia. Un testo che documenta, in modo a tratti poetico, un altro orrore del Nazismo: lo sterminio delle persone disabili che venivano sottoposte a forzata eutanasia, quando non a camera a gas. Floridia sceglie di raccontare la storia di una di tali disabili: una ragazza la cui mente era più vicina a quella di una bambina di otto anni, piuttosto che a quella di una diciottenne quale era. Ofelia, questo il suo nome, viene a trovarsi sola durante il periodo della guerra: la sua “signora madre” è morta tempo prima, mentre il padre è prima impegnato nei combattimenti e poi muore. Ad occuparsi di lei un’infermiera di uno ospedale psichiatrico che da un atteggiamento di distacco passa, pian piano, a provare dell’affetto e del senso di protezione nei confronti della disabile. Siccome l’infermiera sa bene quale sia il trattamento reale che l’ospedale riserva ai disabili, deve fare in modo che Ofelia si salvi da morte ce…

L’altra verità di Crotone

I giganti della montagna di Luigi Pirandello non è una pièce semplice e non solo perché è priva del finale che, forse, avrebbe potuto chiarire meglio il “mito”. Non è un testo semplice perché ha molti centri focali che rischiano di interferire l’un con l’altro. Si parla di poesia, di teatro, di magia, di sogni e di come questi si scontrino con la modernità, incarnata dai giganti del titolo. Una tale complessità può dare agio a una molteplicità di letture dell’opera: da mito, a spettacolo di teatro nel teatro, fino a metafora del Fascismo.
La messinscena realizzata da Federico Tiezzi è ricca di segni forti, sia scenici, sia drammaturgici (la drammaturgia è firmata dal regista assieme a Sandro Lombardi e il finale è scritto da Franco Scaldati). Uno spettacolo ben fatto, quello di Tiezzi che punta a fare del mago Crotone non solo e non tanto il prototipo del regista teatrale, ma una sorta di psicologo in grado di giocare coi sogni, di “inventare la verità” e, soprattutto, di psicopompo, …

Il privato del Maestro

Nel decennale della morte di Giorgio Strehler (14 agosto 1921 - 25 dicembre 1997) il Comune di Trieste (città natale del Maestro) dedica al grande regista la mostra Strehler privato visitabile, con ingresso gratuito, fino al 2 marzo 2008 nella Sala Leonardo di Palazzo Gopcevich (sede del Civico Museo Teatrale "Carlo Schmidl" nel quale è custodito il lascito delle eredi).
La mostra, a cura di Roberto Canziani, ricostruisce il mondo privato del co-fondatore (assieme a Paolo Grassi) del Piccolo Teatro della Città di Milano.
Diviso per "stanze", il percorso espositivo ripercorre quello che potrebbe definirsi il processo creativo del regista: dalla lettura del copione alla sua realizzazione scenica. 
Ecco, quindi, la biblioteca con i testi del mestiere, ma anche con i libri dedicati allo svago (oltre ai volumi di fantascienza, fa bella mostra di sé anche un album della rivista "Playmen"). 
Ecco la scrivania con la posta da evadere, le diapo da visiona…

Quando l’amato è distante

I Sonetti dell’amore oscuro di Federico García Lorca tornano in libreria, tradotti della poetessa Giovanna Musolino, editi dall’editore Stella (Rovereto, Trento).
Si tratta di un canzoniere di sole 11 poesie rimaste inedite fino al 1984 e di cui gli eredi del poeta (morto nel 1936) avevano perfino negato l’esistenza. La causa di tanta reticenza, molto probabilmente, sta nel fatto che i componimenti d’amore sono dedicati a un uomo e gli eredi non gradivano il particolare… Sono poesie intense, quelle di García Lorca, che trovano alimento dalla distanza dell’amato; un amato sempre presente nel cuore e nell’anima del poeta, ma, paradossalmente, distante anche quando materialmente presente («Tu non saprai mai quanto ti amo / perché in me dormi chiuso nel tuo sonno» afferma il poeta in L’amore dorme nel petto del poeta e ha tutta l’aria di un rimprovero rivolto a un amante distante).