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Una gelida manina da applauso

Successo ieri sera al Teatro Donizetti per La Bohème di Giacomo Puccini diretta dal Maestro Marzio Conti, per la regia di Aldo Taraballa. La “gelida manina” segno della malattia della protagonista, ancora una volta, ha commosso il pubblico in sala: potere delle storie d’amore travolgenti, brevi e dal finale tragico…
E, davvero, a pensarci, fanno ancora tenerezza i quattro ragazzini bohémien alle prese con l’Amore e la Morte. Al tempo di Puccini, ovviamente, i quattro non erano considerati ragazzini, ma uomini fatti… ma oggi, con il prolungarsi all’infinito della giovinezza, i quattro ci appaiono, appunto, come ragazzini e inteneriscono con la loro fede nei sogni di grandezza, con la loro vita alla giornata, con la loro adesione agli ideali dell’amor cortese e per l’irrompere nella loro vita della morte. Forse, l’ambientazione Secondo Novecento voluta dal regista (con tanto di fornellino a gas, giradischi e vestitini a fiori) è funzionale al far sì che gli spettatori possano, per certi versi (e blandamente), immedesimarsi in loro…


Dello spettacolo va detto che la cifra forte è la scenografia di Luca Antonucci: un tetto spiovente dove agiscono i protagonisti e che, in qualche modo, è presente anche nelle scene del bar, e della locanda. Un tetto simbolo di libertà dalle convenzioni, ma anche di pericolo: la caduta è sempre presente…
Bravi i cantanti, anche come attori. Una menzione speciale va a Salvatore Cordella nel ruolo di Rodolfo: la sua interpretazione della celebre “Che gelida manina” ha meritato le lodi del pubblico che lo ha salutato con particolare calore anche al calar del sipario.
Spettacolo piacevole.

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