La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Arlecchino magnifico

Ho avuto la fortuna di poter assistere da spettatore a varie edizioni dell’Arlecchino servitore di due padroni di Carlo Goldoni per la regia di Giorgio Strehler. Le ho trovate tutte bellissime e coinvolgenti. 

In tutte Arlecchino era Ferruccio Soleri. Un grande. Un attore che – nonostante l’età – quando indossa la maschera si trasforma in un bambino. Sì, perché ogni volta che assisto a una sua performance, ho sempre la sensazione che il suo Arlecchino non abbia nulla dell’aspetto diabolico della maschera primigenia e, ancor meno, sia l’incarnazione del servo sciocco. 
La maschera di Soleri è quella di un bambino tenero e ingenuo che si arrabatta per sbarcare il lunario, per fare giornata. 
Un bambino che crede furbo il diventare servitore di due padroni (in quanto si aspetta di poter mangiare il doppio) e che scopre che, invece, servire due padroni significa buscarle da entrambi.
Un bambino magnifico che con la sua innocenza riesce a trascinare nel suo gioco spettatori adulti e piccini. 

E il gioco di Soleri-Arlecchino si ingloba nel gioco pensato da Strehler per la sua regia: quello del teatro nel teatro. 
Una compagnia di comici dell’arte, infatti, sta portando in scena il testo di Goldoni e lo fa pensando al teatro come a un grande gioco. Un gioco realizzato per divertire il pubblico. 

Non c’è malinconia nell’edizione ora sulle scene (quella del sessantesimo dello spettacolo): il mondo del teatro si è, in certo qual modo, pacificato con il mondo e lo sollecita a guardare alla vita con una certa positiva e distaccata ironia che non rifugge dal gioco e dal divertimento. 
Solo nella scena finale, quando Arlecchino scompare, c’è una nota di tristezza; nota che viene annullata dalla subitanea ricomparsa in scena di Arlecchino: il bambino giocoso sconfiggerà la malinconia e la tristezza.
Spettacolo da vedere e rivedere.

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