La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Voci limpide per Cavalleria rusticana

A volte bastano poche parole per riferire un successo: il cast di Cavalleria rusticana di Pietro Mascagni presentato al Teatro Donizetti di Bergamo venerdì 1 dicembre era composto da cantanti che non solo hanno il dono di possedere delle belle voci limpide, ma sono anche degli attori. Le voci limpide e la dizione pulita hanno permesso agli spettatori di seguire le parole del libretto di Guido Menasci e Giovanni Targioni-Tozzetti senza bisogno di leggerle, ma semplicemente ascoltandole (un’azione che dovrebbe essere usuale e scontata, ma purtroppo non è).
A emergere nel cast sono stati sicuramente i due protagonisti: il sud-coreano Park Sung Kyu e Anna Malavasi, entrambi cantanti dal sicuro futuro. Al loro fianco i bravi Giuseppe Pizzicato, Daniela Innamorati e Gabriella Bosco. Il pubblico ha apprezzato le loro esibizioni e ha ripetutamente applaudito a scena aperta e, al calar del sipario sull’atto unico, ha tributato agli interpreti il giusto, doveroso omaggio. 
Apprezzata anche la direzione del Maestro Maurizio Dini Ciacci
Contestazioni, invece, si sono udite all’indirizzo del giovane regista Roberto Recchia: probabilmente non è stato gradito il fatto che il regista ha trasformato la vicenda in un lungo ricordo pre-morte di Turiddu. Infatti, compare Turiddu viene ferito a morte prima che il sipario-velario si alzi e rimane in scena con la camicia sporca di sangue durante tutta l’azione. Una scelta del regista che, probabilmente, non è stata gradita da tutti (e chi scrive non nasconde di essere tra coloro che non hanno gradito). 
E, forse, a rendere meno lieta la soluzione registica, hanno influito anche le videoproiezioni di spezzoni di film tratti dall’opera: l’effetto complessivo che se ne è avuto è stato quello di leggere Cavallerie rusticana come un’opera ormai datata e in qualche modo “museale”. Ovviamente non è così.

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