La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La rossa pazzia di Lucia

Trionfo per la prima di Lucia di Lammermoor di Cammarano-Donizetti diretta da Antonino Fogliani per la regia di Francesco Esposito al Teatro Donizetti di Bergamo. 
Nel ruolo della protagonista una assai brava Désirée Rancatore che ha saputo rendere pienamente la delicatezza mentale e fisica di Lucia che, per amore infelice, impazzisce. La trama della Lucia di Lammermoor è nota e non brilla per originalità: un amore contrastato per ragioni politiche conduce alla tragedia: lei (Lucia) impazzisce e lui (Edgardo) si suicida. 
Ciò che forse va sottolineato è il modo impiegato da Donizetti per rendere la pazzia di Lucia: l’uso di una musica delicata. Lucia, infatti, sente «un’armonia celeste» e Donizetti tenta riprodurla nello spartito. E, va detto, il quadro della pazzia di Lucia è quello meglio riuscito dello spettacolo: il regista ha voluto che Lucia entrasse in scena scendendo i bianchi gradini di una ripida scala. Ella è di bianco vestita e, mentre scende, perde pian piano il rosso mantello. Al termine della discesa sulla scala sarà rimasta una metaforica lunga scia di sangue resa dal mantello rosso. 
Per il resto, lo spettacolo pare un po’ troppo fermo: la gestualità dei cantanti (tutti giovani) è, a dir poco, misurata e i movimenti irrisori. La scena è assente (ma resa con pochi e generici arredi di scena) e i costumi di tonalità scura (è inverno, infatti). Qualche tocco di colore lo si ha quando nevica rosso (son petali di rosa o è una visione di Lucia?) e nella già citata scena della pazzia di Lucia.
Va segnalato il fatto che il regista, durante la sinfonia iniziale, ha aperto il sipario mostrando al pubblico quello che sarebbe stato il quadro finale: in tal modo lo spettacolo ha assunto la funzione di un lungo flash back esplicativo. 
Bravi i cantanti. Bravo il Direttore. Lunghi e insistiti applausi finali. Affermazione personale di Roberto De Biasio nel ruolo di Edgardo.

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