La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Hip hop italiano

Ieri sera, nell’ambito del Festival DanzaEstate 2006, sono stati presentati due spettacoli di hip hop creati da coreografi italiani: il primo, Energy, era il saggio del corso avanzato del CSC Anymore; il secondo, Haiku, il nuovo spettacolo dei Da Cru project, presentato a Bergamo in prima nazionale. 
Va subito detto che lo spettacolo eseguito dagli allievi è stato perfettamente gradevole: danzato bene, con “energia” e con grinta. Certo, si sta parlando dell’esibizione di giovani allievi; ma, rispetto ad altri saggi cui si è avuto modo di assistere, Energy si configura come un prodotto di buon livello. Complimenti, quindi, alla scuola e alla coreografa Barbara Cattaneo
Altro discorso e altro metro di giudizio per lo spettacolo Haiku: i danzatori in esso impegnati sono a un livello “superiore”: hanno una classe e una fluidità nei movimenti davvero notevole e sono in grado di mitigare l’aggressività insita nel genere con innesti di danza moderna. In altre parole, è come se avessero europeizzato una danza tipica dei ghetti di New York. 
Davvero, eccezionale, poi, la bravura di Omid Walizadeh che ha mixato dal vivo le musiche dello spettacolo. Ciò che, però, non convince pienamente di tale nuovo spettacolo è l’idea coreografica di Marisa Ragazzo e Omid Ighani: poco comprensibile e a tratti noiosa. Alcune “figure” erano ripetute con insistenza e, complessivamente, lo spettacolo era poco comunicativo e quasi per nulla emozionante.

Commenti