La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Aspettando la bella copia

Appunti per un film sulla lotta di classe di e con Ascanio Celestini dà l’impressione di non essere uno spettacolo completamente rodato, ma anzi in fase di sperimentazione. 
Evidentemente, gli “appunti” di cui parla il titolo vanno presi alla lettera e, quindi, per un giudizio definitivo sullo spettacolo bisognerà inevitabilmente aspettare la bella copia. 
A differenza di altri spettacoli di Celestini di cui si è stati spettatori, questi Appunti… paiono piuttosto frammentari e dai ritmi a volte un po’ lenti. Per non dire che alcuni “tormentoni”, alla fine, quando vengono spiegati, risultano alquanto cerebrali, perdendo molto della loro carica evocativa e perfino poetica, come è il caso della affermazione «Io sono capace di passare attraverso i muri» ripetuta con insistenza nel corso dello spettacolo. 
Surreale e carino l’incontro al supermercato con Dio e giustamente carico di valenze politiche il ritratto del telefonista del call center che guadagna solo per i primi 2 minuti e 40 secondi di conversazione e, dunque, fa cadere la linea raggiunto tale termine. 
Ma raggelante il “pezzo” della telefonata del razzista che odia «i froci»: il pubblico non ha giustamente compreso pienamente la posizione di Celestini mentre raccontava la telefonata e in sala è piombato il gelo. Alla fine del “pezzo”, quando il razzista spiega che l’AIDS è un giusto castigo di Dio per «i froci», il pubblico del Teatro Donizetti non ha applaudito, segno palese che Celestini non è stato in grado di far comprendere da che parte sta. La sua posizione, forse, è assai distante da quella del razzista dato che, qualche minuto dopo la chiusura del “pezzo”, gli augura una morte atroce, ovvero sbranato dalle lumache. Solo dopo questa battuta, il gelo creato dall’invettiva contro «i froci» è passato. 
Uno spettacolo, dunque, con qualche ombra di troppo.
Al calar della tela, ad ogni modo, il pubblico ha tributato ad Ascanio Celestini una vera e propria ovazione.


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