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Una super porzione di schifezze

Super Size Me di Morgan Spurlock, candidato al Premio Oscar 2005, è un documentario che tutti, ma proprio tutti, dovrebbero vedere. In esso il documentarista si sottopone a uno strano e, per certi versi masochistico, esperimento: mangiare per trenta giorni di seguito, tre volte al giorno, solo ed esclusivamente cibi venduti da McDonald’s (ossia nella catena di fast food più diffusa negli Stati Uniti). L’esperimento di propone di valutare gli effetti prodotti sulla salute dal cibo proposto e venduto dal colosso della ristorazione statunitense.
Ecco, allora, che Morgan Spurlock si offertosi come cavia, si sottopone all’esperimento. Innanzitutto si fa visitare da tre dottori prima che la grande abbuffata abbia inizio, per valutare le sue condizioni di salute. I medici (uno generico, un cardiologo e un gastroenterologo) lo rassicurano che i la sua salute è ottima. È davvero informa e un mese da McDonald’s non dovrebbe incidere molto sui suoi valori. Al massimo cresceranno i trigliceridi, il colesterolo e il peso corporeo.

Dopo una visita anche a un centro benessere e l’ultima cena vegetariana preparatagli dalla fidanzata, ha inizio l’esperimento che viene documentato da riprese video e condotto nei fast food della catena sparsi sul suolo degli Stati Uniti. Intanto Spurlock conduce una serie di interviste sia a persone comuni (a proposito del loro comportamento alimentare), sia a una serie di esperti dell’alimentazione. Visita non solo i McDonald’s, ma anche delle scuole, per vedere come i giovani americani vengono istruiti a proposito della loro dieta e come si tenta di combattere «l’epidemia d’obesità» che ha colpito gli Stati Uniti.
Tra le cose che il documentarista scopre con facilità ci sono: la grossa attenzione dei pubblicitari per i piccoli consumatori che vengono letteralmente bombardati di spot nei quali li si invita a mangiare e il fatto che il personale di McDonald’s è istruito a invogliare i clienti a richiedere la porzione Super Size (una porzione che il documentarista dice far venire i «McSudori» per mangiarla tutta).
Dopo soli cinque giorni di esperimento, i medici iniziano a consigliargli di smettere. Intanto Spurlock registra fedelmente non solo ciò che mangia, ma anche i disturbi che avverte, come la pesantezza cardiaca, la depressione, i mal di testa, l’instabilità dell’umore, il nervosismo, la stanchezza… e, al 17° giorno, le difficoltà erettili.
Al 18° giorno è ufficialmente dichiarato malato e dipendente da cibo di McDonald’s. I medici si dicono sorpresi dai danni che i cibi che sta mangiando stanno causando al fisico del documentarista e gli dicono che se non smette l’esperimento rischia di morire. Ma Spurlock continua e arriva fino in fondo, sottoponendosi a una sorta di cura disintossicante alla fine dell’esperimento.
Un risultato insperato, però, il regista lo ottiene: la McDonald’s, dopo la prima proiezione del documentario, annuncia la soppressione del menu Super Size…
Un documentario davvero bello che fa riflettere sullo strapotere della pubblicità e di certe lobby potenti.

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