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Rigoletto

È inverno nel Rigoletto di Francesco Maria Piave e Giuseppe Verdi per la regia, le scene e i costumi di Ivan Stefanutti con il bravo Angelo Veccia nel ruolo del titolo. Un inverno rigido che ha scheletrito gli alberi rendendoli spogli e, si direbbe, indifesi alla furia degli elementi. Un inverno buio e freddo che costringe gli uomini a coprirsi pesantemente. O, meglio, si coprono pesantemente i dignitari, perché gli uomini di basso rango appaiono alla corte del Duca di Mantova a torso nudo e discinti e lascivi al pari delle donne di malaffare che non temono mostrare il seno ai cortigiani (vil razza dannata).

Ma, si direbbe, non è solo l’inverno ad essere buio: anche i tempi sembrano non brillare per moralità. Sono tempi nei quali a corte si fanno feste degne dei lupanari; tempi nei quali i guardoni sguazzano felici. Tempi simili a quelli nei quali stiamo vivendo: non è un caso, infatti, che la regia insista sul tema del guardare e dell’essere guardato, tema presente nel Rigoletto, ma ancor più nella nostra televisione popolata di reality show (nei quali ci si mette in mostra e si viene guardati).

Una corte, quella della regia di Stefanutti, che è abituata a guardare dal buco della serratura, nessuno escluso: dà l’esempio il Duca in persona (che spia, non visto, Gilda) e lo imitano tutti, Gilda compresa (che, su invito di suo padre Rigoletto, spia, non vista, il Duca). Uno spettacolo interessante, dunque, quello di Ivan Stefanutti, molto ben interpretato (sia come cantante, sia come agile attore) da Angelo Veccia nel ruolo di Rigoletto: buffone e padre, arrogante e sottomesso. Un’interpretazione, quella di Veccia, che al Teatro Donizetti di Bergamo gli è valsa un’affermazione personale in termini di applausi.

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