La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

The interpreter

C'è qualcosa che non convince in The interpreter di Sydney Pollack. 
L'incipit del film è carino: l'interprete del titolo, una bellissima e bravissima Nicole Kidman, sente per caso una conversazione che non avrebbe dovuto udire, nella quale si dice che il presidente-dittatore di un paese africano sarà ucciso durante il discorso da lui tenuto all'Assemblea generale dell'ONU. Mentre ascolta tale conversazione, l'interprete viene vista dai killer del complotto che iniziano a darle la caccia per eliminarla. Richiesta la protezione dei servizi segreti, l'interprete si vedrà prima sospettata dal detective (un bravo Sean Penn) chiamato a proteggere il Capo di Stato oggetto dell'attentato e, poi, da lui amata. Il seguito non si svela...
Il film è stato girato all'interno del Palazzo di vetro delle Nazioni Unite (per la prima volta diventato un set cinematografico) e per le strade di New York. La regia di Pollack tende a ritmi serrati e a inquadrature inusitate (ad esempio, dall'alto in basso o dal basso in alto) che danno il senso della precarietà e della vertigine: nessuno può essere immune dal sospetto e le cose non sono come sembrano.

Eppure, nonostante gli elementi positivi finora descritti (un incipit accattivante, la bravura dei protagonisti, la consumata regia), The interpreter non convince del tutto. Forse è perché, in fondo, la storia è un po' troppo inverosimile (nel senso che le coincidenze che si sommano nella vita dell'interprete sono davvero troppe, tanto che lei è ben oltre dall'essere solo una indifesa testimone); o forse perché l'accusare un capo di stato africano di genocidio e di crimini contro l'umanità e farlo giudicare dall'Assemblea generale dell'ONU, di questi tempi, ha lo sgradevole sapore dell'utopia.
Un film, in definitiva, gradevole, ma lontano dall'essere imperdibile.

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