La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

The Keith Haring Show

Keith Haring è senza dubbio una delle icone dell’arte contemporanea. Nato in Pennsylvania nel 1958 è morto a New York nel 1990 di AIDS. La sua attività artistica si è svolta in tutto il mondo (molto spesso in l’Italia, oltre che a New York) tra il 1980 e il 1990. Un decennio che – forse – in campo artistico non è eccessivo definire il decennio di Keith Haring, ovvero il decennio dove la sua arte ha, più di ogni altra, influenzato non solo gli altri artisti, ma la società intera. Il suo stile è diventato inconfondibile e anche oggi le sue figure sono immediatamente associate al suo nome, segno sicuro del fatto che Keith è ormai entrato nel mito, insieme a pochi altri artisti contemporanei, tra cui il re della Pop Art Andy Warhol (che Haring ammirava e dal quale ha ricevuto grosse attestazioni di stima).
Cosa rende inconfondibile il lavoro di Keith Haring? Il suo segno marcato, definito. I suoi uomini-bambini dei quali disegna solo il contorno, un contorno che – a volte – non è affatto un confine per altri corpi. Le masse, infatti, nei lavori di Haring, si compenetrano, entrando l’una nell’altra e formando grovigli di cui spesso non si distinguono i dettagli. Inconfondibili, poi, i suoi cani, stilizzati al pari degli uomini, che possono anche non essere i migliori amici dell’uomo, e che sono diventati bipedi muovendosi sulle zampe posteriori e assumendo un vago senso di mostruosità. Tratto caratteristico della pittura di Haring, poi, è l’uso del colore acrilico che cola sulla superficie sulla quale Haring sta lavorando (raramente si parla di tele, più spesso di materiali inconsueti per l’arte tradizionale, ma noti alla Pop Art e all’arte di strada). Un colore brillante che copre di sé l’intera superficie a disposizione e si fa protagonista assieme al segno.
Fino al 29 gennaio 2006 è possibile ammirare alcuni dei capolavori di Keith Haring alla Triennale di Milano, in via Alemagna n. 6 nella bella retrospettiva a lui dedicata, The Keith Haring Show, nella quale sono presenti circa 100 dipinti, 40 disegni, numerose e coloratissime sculture e una buona documentazione video-fotografica.

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