La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Dialogo sull’esistenza di Dio: i Karamazov

Non è certo la prima volta che un romanzo viene adattato per la scena. E non è nemmeno la prima volta per i Fratelli Karamazov di Dostoevskij. La messinscena del Teatro Prova di Bergamo, però, si caratterizza per essere “uno studio”, per quanto rifinito e lucidato. 
Uno studio vuol dire – in gergo teatrale – che lo spettatore non si trova ancora di fronte a uno spettacolo finito, ma a uno spettacolo “in divenire”, suscettibile, cioè, di essere ancora perfezionato. Va detto, però, che – in linea di massima – il Karamazov presentato sabato scorso al pubblico bergamasco da Max Brembilla, Patrizia Geneletti, Stefano Mecca e Andrea Rodegher è già uno studio in dirittura d’arrivo: non manca nulla (anzi, forse c’è fin troppo per essere uno studio!).
I quattro attori sono davvero bravi e comunicano al pubblico una giusta tensione emotiva. Vanno segnalati in particolar modo Andrea Rodegher nel ruolo di Smerdjakov (perché ha dato al personaggio una fisicità ottusa non scevra da un leggero, quanto equivoco, trasporto sensuale nei confronti del fratello Ivan) e Stefano Mecca per la composta eleganza del suo Ivan, “ragionatore” anche nel momento della pazzia (momento che ha richiamato a chi scrive Le metamorfosi di Kafka).
Uno studio/spettacolo, quello del Teatro Prova, che si crede più adatto a un pubblico giovane, piuttosto che a un pubblico di una certa età e questo non perché si tratti di uno spettacolo in qualche modo “minore” (anzi!), bensì per la tematica in esso trattata: in definitiva i Karamazov sono un “dialogo” sull’esistenza o meno di Dio. 
Tale inchiesta (tra l’altro duplice: perché c’è anche l’inchiesta per stabilire chi abbia ucciso il padre dei fratelli), al giorno d’oggi pare interessare molto di più i giovani che gli adulti (che generalmente danno, invece, l’idea di essere ormai arroccati sulle loro posizioni e non più disposti al ragionamento sull’argomento). Paradossalmente, forse, per coinvolgere di più lo spettatore maturo, “lo studio” dovrebbe puntare di più sull’indagine poliziesca, piuttosto che su quella filosofica/teologica sull’esistenza o meno di Dio.
Lunghi e meritati applausi al termine dello spettacolo.

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