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Le madri dei grandi

Le madri dei grandi di Isabelle Garnier ed Hélène Renard edito da Edizioni Messaggero mostra come spesso le madri dei grandi personaggi non furono anche grandi madri. Dei 64 ritratti di genitrici contenuti nel libro, infatti, molti sono di donne che preferirono dedicarsi ad altro, piuttosto che ai propri figli. Madri che sentirono più il loro destino di donne che non quello di madri e preferirono inseguire un sogno di gloria o il proprio marito fuggito chissà dove. Ma molte delle donne ritratte nel libro furono davvero grandi madri, nel senso che videro il compimento del loro destino proprio nell’essere mamme. Con ciò non si vuole certo dire che una donna, per realizzarsi, deve essere necessariamente una madre. Si vuole affermare, invece, che una genitrice diventa grande se, costretta dagli eventi, riesce ad anteporre il proprio figlio a se stessa, dimostrando con questo un grande spirito di sacrificio. 
Le due autrici – è giusto chiarire – non sono mosse da uno spirito moralizzatore nel dipingere i ritratti di madri, bensì, piuttosto, dalla curiosità viva di conoscere le storie di coloro che misero al mondo marmocchi e signorine destinati a grandi imprese. Ciò che, però, spesso si conosce delle madri dei grandi è davvero molto poco e, così, spesso e volentieri il ritratto di una madre può esaurirsi nel breve respiro di una pagina a stampa. 
Per portare qualche esempio di mamma, si nominano solo alcune di quelle ritratte nel volume. Si va dalla madre di Agostino di Ippona che non si fece fermare da nulla, pur di stare accanto al proprio figlio irrequieto, alla madre di Marlène Dietrich che, delusa dalla scelta di vita della figlia, si rifiutò sempre di raggiungere la diva negli Stati Uniti.  
Si prosegue con la mamma di Alessandro Magno che più di uno storico accusa di aver ucciso il marito, pur di far regnare il figlio, e con quella di James Dean che, invece, morì di tumore quando il figlio adorato aveva appena nove anni e in cuor suo si vide abbandonato e forse anche tradito da quella madre che lo aveva lasciato solo ad affrontare la vita. 
Ma c’è anche la madre di Joséphine Baker che accusò la figlia per essere stata abbandonata dal proprio compagno, trasformandosi per essa in una matrigna crudele. La Baker, però, una volta divenuta un’artista famosa, non mancò mai di spedire alla propria madre un vitalizio mensile.
E che dire della mamma di Honoré de Balzac che disprezzò sempre il figlio, preferendogli il secondogenito, molto probabilmente frutto di una relazione extraconiugale? A lei il grande scrittore si rivolgerà in modo sarcastico, ringraziandola per le angherie ricevute che lo avevano fortificato nel carattere, impedendogli di diventare come il fratello (ossia una specie di fallito). 
C’è, poi, la madre di Maria Callas molto più interessata ai soldi della figlia, più che alla figlia stessa, tanto da ricevere da lei un sussidio al patto di non rilasciare più interviste che potessero metterla in cattiva luce. 
Ma c’è anche la mamma di Charlie Chaplin che, nonostante fosse afflitta da una malattia mentale e conducesse una vita di miseria e di stenti, fu sempre in grado di dare ai figli tutto l’amore di cui avevano bisogno. 
E, per finire questa breve carrellata, ci sono anche la madre di Ernest Hemingway che, probabilmente odiandolo, esercitò sul figlio un’opera castrante costringendolo a vestirsi da donna e quella di Paul Verlaine che, invece, amava il figlio al punto che, contro ogni evidenza, lo difese dalle accuse di aver tentato di uccidere i propri amanti (Rimbaud prima e Lucine Létinois poi).  
Insomma, quelle descritte nel volume Le madri dei grandi sono 64 donne una diversa dall’altra, ognuna con la propria storia alle spalle, ognuna con il proprio modo di crescere i figli.

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