La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

L’altra Sindone

Il giornalista Saverio Gaeta, caporedattore di «Famiglia Cristiana», nel suo bel saggio L’altra Sindone. La vera storia del volto di Gesù edito da Mondadori, ricostruisce le vicende legate alla reliquia custodita nel santuario di Manoppello, in provincia di Pescara. Nel ricordare al pubblico dei lettori le complicate e misteriose vicende che portarono il telo a Manoppello, Gaeta ripercorre parallelamente anche le vicende legate alla Sindone di Torino. Infatti, per Gaeta, come la Sindone è testimonianza del calvario di Cristo, avendone impressa l’immagine del cadavere, così il telo di Manoppello sarebbe testimone del volto di Cristo vivo, risorto. Infatti, per Savero Gaeta, il telo di Manoppello, con ogni probabilità, sarebbe la reliquia chiamata “Veronica”. Per Gaeta, la Veronica sarebbe misteriosamente scomparsa dal Vaticano nel Seicento e altrettanto misteriosamente comparsa a Manoppello nel giro di pochi anni. In Vaticano, infatti, sarebbe stata trafugata, ma i papi avrebbero preferito non rivelarne mai il furto… almeno fino al 2000, quando il cardinale Jorge María Mejía, bibliotecario e archivista di Santa Romana Chiesa, presentando una mostra sul Volto di Cristo, ha scritto che San Pietro «è la basilica in cui un tempo era custodito il velo della Veronica».

A riprova che le due reliquie (quella conservata a Manoppello e quella conservata a Torino) sono state a contatto con lo stesso volto, Gaeta cita la perfetta sovrapponibilità delle due immagini. Di conseguenza, dal Santo Sepolcro uscì più d’una reliquia. Gaeta conta la Sindone di Torino (che alle origini era il Mandylion di Edessa); il sudario (ossia il telo di Manoppello) «e il drappo con il quale era stato avvolto il capo di Gesù durante la deposizione dalla croce» ossia il Sudario di Oviedo (in Spagna). E delle tre reliquie Gaeta ricostruisce le vicende che le vide coinvolte e che sono la causa delle attuali collocazioni. Per quanto riguarda la reliquia di Manoppello, Gaeta – come detto – la identifica con la Veronica e ne segue il tragitto proprio chiamando il telo di Manoppello Veronica. 

Ma in cosa consiste la particolarità del telo in questione? «Le caratteristiche più impressionanti del velo della Veronica sono […] la trasparenza del suo tessuto e il fatto che l’immagine si veda da ambedue i lati: aspetti straordinari che rendono la reliquia di Manoppello un unicum mondiale» e, aggiunge più oltre Gaeta, «In particolare, è emersa con sufficiente chiarezza l’attuale impossibilità di spiegare come si sia formata l’immagine e da dove derivino i colori che rendono estremamente affascinante e vivo il Volto Santo». Un altro punto di contatto – quello del misterioso formarsi dell’immagine – tra il telo conservato a Monoppello e la Sindone di Torino.

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