La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Segretaria di Hitler

Feltrinelli Real Cinema pubblica il documentario Segretaria di Hitler di André Heller e Othmar Schmiderer che ha vinto il Premio del pubblico alla Berlinale del 2002. Si tratta di una lunga intervista a Traudl Junge che dal 1942 fino alla fine della guerra fu una delle segretarie di Hitler. Assieme al DVD, Feltrinelli pubblica anche un volume che ripropone alcuni appunti della Junge già apparsi in volume e parte di un testo celebre di Hannah Arendt: La banalità del male. 
Ed è proprio partendo dal titolo del saggio della nota studiosa ebraica che si potrebbe definire il racconto fatto dalla Junge degli ultimi giorni di Hitler nel bunker: la banalità del male. Hitler, infatti, appare come un uomo di mezza età del tutto banale: lavora, gioca con il suo cane, ha un tranquillo rapporto con Eva Braun, tratta i dipendenti con bonaria paternità. È vero, ha le sue piccole manie, ma si tratta di cose di poco conto, del tutto banali: è un igenista e segue una scrupolosa dieta vegetariana. 
Eppure, nonostante il racconto della Junge tracci un quadro banale della figura di Hitler, la Junge ha sempre vissuto con un enorme senso di colpa: pur non avendo capito la follia criminale di Hitler e lo sterminio cui aveva condannato il popolo ebraico (e le si può credere: era solo una giovanissima segretaria, nulla più), ella si è sempre sentita colpevole per non essersi opposta al regime nazionalsocialista. In fondo, altre giovani ragazze avevano preferito morire, piuttosto che accettare il regime supinamente… 
E, forse, proprio il senso di colpa ha impedito alla Junge di parlare in pubblico della sua esperienza di segretaria di Hitler fino al 2001, poco prima di morire a causa di un cancro. 
Un documentario che va visto per la sincerità che traspare dalle parole dell’intervistata.

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