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Amare per sconfiggere la morte

Le frasi sono brevi. Quasi lapidarie, scolpite. Intense.
I paragrafi sono brevi. Descrittivi di un ricordo, di un momento di vita, di una pulsione, di una speranza.
Il libro è breve: 65 pagine piene di vita, di paura, di desideri, di ricerca dell’amore, di lotta contro la morte.
Il volume ha un titolo che fa pensare a una storia d’amore: L’angelo custode. E, in effetti, per quanto strano possa sembrare, il libro parla dell’amore (e dell’odio) tra l’io narrante e la sua malattia, l’AIDS. Una malattia contratta nel fiore degli anni e combattuta con i farmaci e con la voglia di vivere che si traduce in ricerca di altri corpi, di amore e calore.
Un libro, quello di Stefano Simonini davvero bello. Vero. 
Un ininterrotto dialogo con il virus, con se stesso, con gli altri. Un dialogo che non ha soluzione di continuità, cosicché, spesso, il lettore fatica a capire (o non capisce) quando l’autore si stia rivolgendo al virus, quando a se stesso e quando agli altri. Questo perché, in fondo, non ha molta importanza a chi certe verità vengano dette: l’importante è dirle, quelle verità: la paura di morire, la voglia di vivere, il desiderio di amare e di essere amati. Ma, soprattutto, la voglia di una vita “normale”, di una vita da condividere con qualcuno; la stessa voglia che hanno molti omosessuali, al di là della loro condizione di salute.

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