La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Edoardo II

Edoardo II di Christopher Marlowe (1564 – 1593), tragedia in versi in cinque atti, fu rappresentata per la prima volta a Londra nel 1592 (poco prima che i teatri fossero chiusi a causa della peste) e stampata postuma due anni dopo (tradotta per la prima volta in italiano solo nel 1914 da Raffaello Piccoli per la casa editrice Laterza). Essa porta in scena avvenimenti svoltisi tra il 1307 e il 1330, ovvero dalla ascesa al trono di Edoardo II alla morte di Mortimer junior, suo odiato nemico. 
Per il lettore odierno (che, almeno in Italia non ha spesso modo di assistere alla messinscena della pièce), è, però, difficile rendersi conto che gli avvenimenti che vi si succedono coprono un arco temporale di ventitrè anni: si ha, invece, la spiacevole impressione che tutto precipiti inesorabilmente in breve tempo e che vi sia un’inverosimiglianza palese nella scansione dei fatti che fanno sì che in una scena un personaggio si trovi in Inghilterra e nella scena immediatamente seguente in Francia. Ma va specificato che il pubblico inglese dell’epoca elisabettiana era perfettamente in grado di interpretare correttamente le convenzioni sceniche in uso e, quindi, intendere correttamente il passare del tempo che giustificava il mutare dei luoghi.
Al centro della vicenda c’è il personaggio del titolo che è osteggiato dalla sua corte per l’amore che egli nutre per il giovane e popolano Gaveston. Va specificato come, per la corte, pare non esservi granché di anomalo nel fatto che un sovrano abbia un favorito: ciò che per i dignitari di corte è proprio intollerabile è il fatto che Gaveston non sia di nascita nobile, ma anzi sia un villano insuperbito dalle amorevoli attenzioni che il re gli riserva. E, quando il re assegna al proprio favorito titoli nobiliari e cariche troppo elevate, scoppia la rivolta dei “pari” d’Inghilterra che arriva a sfidare il re in campo aperto. 
La lotta tra la corona e i nobili inglesi conosce alterne vicende, fino a degenerare in guerra civile con il re da una parte e Mortimer junior, la regina Isabella (moglie di Edoardo II e amante di Mortimer junior) e altri nobili dall’altra. 
La fine è nota: Edoardo II (al quale sono stati uccisi Gaveston e altri fidati compagni, tra cui il giovane Spencer, entrato nelle grazie del re dopo la morte di Gaveston) viene catturato e ucciso su ordine di Mortimer junior il quale, a sua volta, viene fatto giustiziare dal giovane Edoardo III, figlio amorevole di Edoardo II.

A testimonianza di quanto affermato a proposito del fatto che la corte descritta da Marlowe non disprezza Edoardo II per il suo essere omosessuale (o bisessuale), ma anzi lo tolleri, si legga questo scambio dialogico tra Mortimer senior e suo nipote:
MORTIMER SENIOR: […] I re più potenti han tutti avuto i loro favoriti: il grande Alessandro s’innamorò di Efestione; Ercole vincitore ebbe a piangere per Ila; e a causa di Patroclo languì l’austero Achille. […] Tollera dunque che sua grazia, […] si goda liberamente quel frivolo conte dalla testa vuota; poiché gli anni più maturi lo svezzeranno da simili trastulli.
MORTIMER JUNIOR: Il suo folle umore, o zio, non è esso ad affliggermi; ma per questo io sono sdegnato, che uno di così vile origine divenga, per i favori del suo sovrano, tanto impertinente e si dia al bel tempo col tesoro del regno.

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