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Il Grigio con Fausto Russo Alesi

Il Grigio di Giorgio Gaber e Sandro Luporini è un monologo scritto alla fine degli anni Ottanta che narra dell’incontro-scontro tra l’io narrante – un uomo di mezza età che decide di lasciare tutto e andare a vivere da solo – e Il Grigio, metaforicamente incarnato da un topo, bestia intelligente e scaltra, per quanto ripugnante.

Ovviamente, per l’uomo Il Grigio è una presenza inquietante che va eliminata: fuori dalla sua casetta nuova e linda; fuori dalla sua vita, meno linda della casetta (un matrimonio fallito, un figlio legittimo che sostanzialmente non ama, un’amante per cui non prova più trasporto e una bambina che non vuole riconoscere anche perché non è certo di esserne il padre).

Tra quest’uomo e l’intruso non può, quindi, non nascere lo scontro; una lotta senza esclusioni di colpi che termina senza vincitori o vinti: con l’intruso (Il Grigio, ossia la mediocrità della vita quotidiana), conviene conviverci, per tornare alla vita dopo aver visto il baratro.

L’interpretazione di Fausto Russo Alesi è strepitosa: il giovane attore (classe 1973), impostosi nel 2002 all’attenzione di pubblico e critica con Natura morta in un fosso, punta tutto sulla corporeità (e il suo corpo troneggia nello spazio vuoto della scena) e sulla voce, usata con assoluta padronanza con continui cambi di toni e con la quale caratterizza i vari personaggi al centro della vicenda.

Russo Alesi, pur confrontandosi con il mito di Gaber (e chi scrive è stato spettatore convinto ed entusiasta di Gaber interprete de Il Grigio), ne esce trionfatore: non tenta un’impossibile scimmiottatura di Gaber, ma dà un marchio suo e indelebile al protagonista.

Fausto Russo Alesi è senza alcun dubbio uno dei più grandi attori di teatro italiano (assieme a pochi altri) e merita tutti gli applausi che il pubblico gli tributa al calar del sipario.

La regia di Serena Sinigaglia sceglie di esaltare le doti dell’attore facendolo recitare in uno spazio vuoto (la stessa scatola scenica usata da Gaber per il suo spettacolo, ma privata dei mobili) e aiutandolo con un sapiente gioco di luci, a volte davvero suggestivo, come nella sequenza dell’incubo.

Visto al Teatro Donizetti di Bergamo il 24 gennaio 2005.

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