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Il Pinocchio dei Pooh e della Compagnia della Rancia

Martedì scorso ha preso il via la Stagione di prosa del Teatro Donizetti – nella nuova sede del PalaCreberg – con il musical che la Compagnia della Rancia di Saverio Marconi e I Pooh hanno tratto dal Pinocchio di Collodi
Va detto che gli autori si sono presi qualche licenza poetica nei confronti del testo originale: ad esempio nella loro versione mastro Geppetto non è più un uomo anziano che vive in solitudine e per questo si costruisce un burattino di legno che gli faccia compagnia, bensì un uomo sui quaranta che ha un avviato laboratorio artigiano affollato di amici; Pinocchio, al termine della storia, non si trasforma in un adolescente, ma in un tenero bimbetto di due o tre anni e… Geppetto prende moglie. 
Cambiamenti di non poco momento, dato che, in complesso, danno un altro significato alla favola di Collodi: se il Pinocchio originale parlava, sostanzialmente, dell’incontro tra un anziano senza famiglia e un ragazzino che impara a diventare adulto crescendo, complice l'’intervento di una donna-non-reale (la Fata turchina), ora, nel musical, l’'incontro avviene tra Geppetto e Angela (la futura moglie e madre adottiva di Pinocchio) e Pinocchio viene relegato al ruolo di bimbetto che unisce la coppia. In definitiva, Pinocchio non ha imparato nulla dalle disavventure cui è incorso! Il pubblico, però, suggestionato dall'’ingresso in scena del bimbetto, applaude intenerito.
Per quanto attiene allo spettacolo va detto che questo musical ricalca in modo pedissequo gli stilemi classici del genere non riuscendo, se non in pochi quadri (tra i quali si ricorda quello del fondale marino), a imporsi come un prodotto suggestivo. 
Le musiche dei Pooh sono orecchiabili come ci si attende dal genere. Le coreografie di Fabrizio Angelini, in linea generale, appaiono un po’ stanche e, in definitiva, fanno sembrare lo spettacolo più cantato che agito. Bravi comunque gli interpreti (tra i quali si nominano Silvia Querci nel ruolo della madre di Lucignolo, Manuel Frattini nel ruolo di Pinocchio, Pierpaolo Lapatriello in quello di Geppetto e Mauro Simone in quello di Lucignolo) ed eccellente la scenografia dichiaratamente teatrale di Antonio Mastromattei.
Lunghi applausi al calar del sipario.

Originariamente in «Il Nuovo Giornale di Bergamo», 11 novembre 2004.

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