Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…

L’enigma della pietra

Costanzo Costantini, L’enigma della pietra. Conversazioni con Igor Mitoraj, Il Cigno.
Personalmente, inserisco Igor Mitoraj nell’elenco degli artisti più significativi e comunicativi tra quelli di cui ho avuto modo di ammirare le opere. Le sue sculture, sia quelle in formato gigante, sia le altre, sono riconoscibili a prima vista, essendo frutto di una esperienza artistica personalissima. La sua ispirazione risente in pari misura – almeno a giudicare dall’esterno – dell’arte classica e di quella contemporanea. Ed è all’uomo di oggi che Mitoraj parla, o meglio, trasmette delle emozioni. Emozioni spesso venate da una certa inquietudine: i volti completamente bendati, i corpi mutilati o screpolati e le teste mozzate rimandano sì a una statuaria di provenienza archeologica, ma, ancor di più, alla condizione dell’uomo moderno, scisso e impotente di fronte alla barbarie trionfante.
Costanzo Costantini ha intavolato con Igor Mitoraj una serie di conversazioni che sono state riversate nel libro L’enigma della pietra, nel quale sono anche presenti alcuni capitoli di riflessione e di ricostruzione storica scritti dal critico. Il libro, in tal modo, risulta composito: da una parte le analisi di Costantini (a volte di non immediata lettura) e dall’altra lo scambio dialogico tra il critico e lo sculture (la parte, sicuramente, più interessante del libro).
Curiose e importanti le affermazioni di Mitoraj a proposito della propria e altrui scultura e del proprio modo di affrontare il lavoro quotidiano da artista («Soltanto dopo un lavoro massacrante, riesco a raggiungere dei risultati»). 
Ad esempio, relativamente al fatto che molte delle teste di Mitoraj hanno delle bende, l’artista afferma: 
Il bendaggio simboleggia per me una sorta di protezione da una realtà che sin dagli anni giovanili mi si prospettava quanto mai ostile. È per me un simbolo di sopravvivenza. 
E, ancora, sollecitato dal critico a spiegare il perché la sua carica erotica si esplichi soprattutto nelle sculture che riproducono il corpo virile o quelli di donne mascoline, Mitoraj specifica: 
Per me l’eros è un concetto dal sesso indefinito, come la bellezza, è un modo d’essere in un dato momento. Non lo si può dividere in femminile o maschile: è come la vita, come l’aria.
Un libro, quello di Costantini, che aiuta quanti già amano Mitoraj a comprenderlo meglio e lo presenta degnamente a chi non lo conosce ancora.

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