La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La non accettazione che distrugge


Michelangelo Capua, nel ricostruire la  biografia dell'attore Montgomery Clift ha puntato decisamente sulla sfera privata, lasciando in secondo piano la carriera artistica. I riferimenti agli spettacoli e ai film interpretati da Clift, infatti, sono del tutto strumentali alla ricostruzione del vissuto e delle ragioni segrete che spingevano l'uomo Clift a comportarsi in un determinato modo. 
Dell'arte dell'attore e della di lui tecnica ben poco si dice: si rimanda genericamente al "Metodo" di ascendenza stanislavskijana che in quegli anni l'Actors' Studio andava diffondendo tra i giovani attori americani. 
In realtà, però, dopo qualche mese passato con Lee Strasberg, Clift abbandonò la "scuola", in quanto riteneva che il suo fondatore fosse un "ciarlatano". Quando era sul set, Clift si fidava e si affidava a Mira Rostova, un'attrice che gli faceva da insegnante di recitazione. Dunque, i riferimenti al "Metodo" sembrano perlomeno insufficienti a dare un quadro preciso dell'arte di Clift; di come lui affrontasse una parte.
Ma, si è detto, a Capua, più che l'attore, interessa l'uomo. Un uomo tormentato, dipendente dai farmaci e dall'alcol (che spesso assumeva contemporaneamente), estremamente insicuro e dall'umore mutevole. Un "vinto" che, però, riusciva - a chi non lo conosceva - a dare l'idea di essere un "vincitore".
La causa principale della fragilità psichica ed emotiva di Clift, secondo Capua, sarebbe stata la non accettazione della propria omosessualità, peraltro vissuta a livello sessuale con disinvoltura, stando agli innumerevoli amanti occasionali che il  bellissimo Clift ebbe. Neppure quando l'attore ebbe relazioni durature ci fu per lui un miglioramento: l'omosessualità non accettata lo rodeva dentro distruggendolo. 
Le cose peggiorarono dopo l'incidente d'auto che lo sfigurò: il fatto di non essere più riconosciuto dai fan fu un altro duro colpo per il suo ego già minato. Clift tentò tutto pur di tornare a essere il divo che era, ma la sorte non gli fu amica: morì d'infarto prima di riuscire a girare Riflessi in un occhio d'oro che affrontava il tema dell'omosessualità in modo più esplicito di quanto avesse fatto Improvvisamente l'estate scorsa (interpretato da Clift con qualche disagio). Alla morte dell'attore la parte fu affidata a Marlon Brando.

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