La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Non convince "Metà di uno"

Mercoledì 10 e giovedì 11 marzo all'Auditorium di Piazza della Libertà, nell'ambito della Rassegna "Altri percorsi" del Teatro Donizetti di Bergamo, la compagnia La Fionda Teatro ha presentato Metà di uno. Studi per più riunificazioni di Elisabetta Pogliani e Paola Zecca, con le stesse e con Gabriele Calindri, Antonetta Capriglione, Giuseppe Cucco, Luca Gemma (anche autore della colonna sonora) e Rosario Sparno
Lo spettacolo è ispirato al Simposio di Platone, nello specifico al mito dell'androgino di cui parla Aristofane. Nel dialogo platoniano Aristofane spiegava l'attrazione reciproca che due amanti provano l'un l'altro facendola risalire alla primordiale conformazione degli esseri umani: esseri  rotondi con quattro braccia e quattro gambe, due teste e due organi sessuali che furono scissi da Zeus per contrastarne la potenza. Da quel momento le due metà di un unico essere originale (cui il titolo dello spettacolo allude) si cercano per riunirsi. 
Va detto, però, che sempre ai tempi del mito, i sessi erano tre: il maschile, il femminile e l'androgino (che era un misto dei primi due). Cercandosi le due metà scisse ricompongono l'uno, per cui chi era un essere maschile cerca un altro essere maschile, chi era un essere femminile cerca un altro essere femminile, ma chi era un androgino, se è la metà maschile cerca quella femminile, altrimenti, se era la metà femminile cerca quella maschile. 
Nello spettacolo della Pogliani e di Zecca si parla solo della ricerca delle due metà di un androgino, dunque, attualizzando (come hanno fatto le autrici), esclusivamente di un tipo di relazione amorosa eterosessuale (tra l'altro tradendo radicalmente Platone che esaltava l'amore omofilo). Fin qui poco male... 
Quello che lascia alquanto perplessi di fronte allo spettacolo è che esso non ha uno stile univoco, essendo la risultanza di un'oscillazione ondivaga tra un genere e l'altro: gag (poco riusciti), musica (l'elemento più convincente), cabaret, prosa e quant'altro non si fondono in un unicum omogeneo, ma restano parti staccate di un tutto dove nulla è affrontato e portato in profondità, ma ogni singola "trovata" resta sospesa in un magma superficiale e, complessivamente, piuttosto noioso. 
Non sono mancati gli spettatori che, al calar del sipario, hanno dimostrato di aver gradito lo spettacolo.

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