La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Vittorio Gassman parla del teatro italiano

Raccolta da Luciano Lucignani nel 1982 L'intervista sul teatro di Vittorio Gassman (1922 - 2000) è stata ripubblicata da Sellerio nel 2002, dopo aver visto la luce per la prima volta nelle edizioni Laterza.

Sono passati 24 anni da quando Gassman rilasciò tale intervista e poco è cambiato nel panorama del teatro italiano. Certo, alcuni nomi di registi importanti e di bravi attori si sono aggiunti all'elenco stilato dal Grande Mattatore, ma i vizi, i vezzi, i tic e le cose che non vanno sono rimasti gli stessi: «il nostro teatro» affermava Gassman «è uno dei teatri in cui, a parte l'estro, la capacità inventiva, e così via, si parla meno correttamente [...] È un teatro nel quale fa difetto anche la capacità di muoversi, di sapere occupare lo spazio scenico, di averne coscienza». Parole, purtroppo, ancora del tutto attuali, fatte le dovute eccezioni, naturalmente. 
Ecco, allora, l'assoluta necessità di buone scuole di teatro nelle quali si possa imparare l'ABC della scena e la volontà di non smettere mai di studiare anche quando si è diventati qualcuno. 
L'attore, afferma il Mattatore, è un uomo che deve sempre imparare e suoi insegnati sono gli altri attori, i registi, e la vita. E Gassman ricorda nell'intervista molti grandi attori (Zacconi, Ruggeri, Benassi e Ricci) e molti registi, sia di teatro, sia di cinema (Visconti, di cui traccia un interessante profilo critico, Monicelli e Dino Risi) dai quali ha imparato. Parlando di loro Gassman non solo ripercorre la propria carriera, ma ricostruisce una parte importante della storia teatrale italiana, quella del tramonto del Grande Attore e dell'affermarsi della Regia. 
Interessantissimo, poi, è il capitolo nel quale Gassman parla della "malattia" dell'attore, malattia che lo spinge a calcare le scene e che si aggrava proprio perché le calca: malattia nella quale trovano posto parole come finzione, verità, esibizionismo (fisico e psichico), gioco, sdoppiamento della personalità, ambiguità sessuale... 
Un libro da leggere sia per capire meglio che tipo di attore e regista è stato Vittorio Gassman, sia per avere maggiori informazioni sul teatro di ieri e di oggi.

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