La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il Sior Todero Brontolon di Pagni e Monti

Il Sior Todero Brontolon di Carlo Goldoni per la regia di Andrèe Ruth Shammah è uno spettacolo complessivamente ben realizzato, in grado di coinvolgere il pubblico, nonostante la presenza di qualche stonatura da imputare ad una regia che non brilla per originalità, ma si affida, sostanzialmente, alla bravura degli attori e alla solidità del testo goldoniano. 
Non aiutano le scene di Alessandro Camera e i costumi di Chiara Boni che paiono troppo “neutri” e “muti”. 
Venendo, invece, ai punti di forza non si potrà fare a meno di elogiare la compagnia di attori che è compatta, affiatata e padrona dei tempi comici.
Eros Pagni disegna, in modo eccezionale, la figura del vecchio brontolone, puntando a una dizione strascicata e all’uso di un tormentone comico («Son paron mi») che, non solo fotografa il personaggio nella sua avarizia, superbia e rusticità, ma coinvolge in un gioco scenico anche il pubblico che non tralascia di pronunciare il «mi» finale del tormentone in sincrono con l’attore.
Ivana Monti è una bravissima Marcolina, e mantiene sempre toni sobri. Del resto della compagnia vanno, almeno, nominati Paolo Casiraghi (un Meneghetto davvero “compito”), Marta Comerio (una servetta di spirito) e Tommaso Banfi (un Nicoletto “ingenuo” al punto giusto). 
Altro punto di forza è il testo di Goldoni che, pur non essendo un capolavoro, racconta con stile e una forte vena di malinconia le vicissitudini di una famiglia costretta a subire le angherie di un vecchio avaro brontolone che, nel caso specifico dell’episodio al centro della pièce, ha deciso di destinare la propria nipote a Nicoletto, figlio un po’ tonto del proprio fattore, per risparmiare sui soldi della dote che verrebbero, in tal modo, dati solo nominalmente allo sposo, restando, in realtà, in mano sua. A contrastare i piani del vecchio interviene la nuora che, saputo che la propria figlia è innamorata, ricambiata, di Meneghetto, riesce a condurre l’azione verso il prevedibile lieto fine grazie a una serie di stratagemmi.

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