La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Il Seicento spietato di Vassalli

Con il romanzo La Chimera Sebastiano Vassalli ha ricostruito la storia di Antonia, strega di Zardino, nata a Novara nel 1590 e morta sul rogo a Zardino (località allora in provincia di Novara) nel 1610.

Antonia era una ragazza di notevole bellezza, figlia di genitori ignoti, che trascorse i primi anni della sua vita in un orfanotrofio a Novara gestito da suore. Il destino volle che venisse adottata da una coppia di Zardino che la trattarono come fosse figlia loro, provocando le invidie dei compaesani.

Antonia, in quanto esposta (figlia illegittima) prima e adottata poi, dunque in quanto diversa, era una sorta di sorvegliata speciale da parte degli altri abitanti di Zardino che iniziarono a collegare tra loro fatti assolutamente indipendenti l'uno dall'altro fino a costruire un castello accusatorio (in verità assai debole) contro Antonia, colpevole, ai loro occhi, di essere una stria (strega).

Denunciata da don Teresio, avido prete del paese, al Santo Uffizio di Novara, Antonia fu condannata in quanto eretica e strega da un inquisitore per il quale la realtà banale dei fatti non aveva fondamento di verità.

Qualcuno, a proposito di tale libro, ha parlato di manzonismo di Vassalli, forse suggestionato dal fatto che ci si trova di fronte a un romanzo storico e a un'ambientazione seicentesca della vicenda, fatti che richiamano subito alla mente i Promessi Sposi di Alessandro Manzoni. Non pare, però, di poter trovare altri punti di contatto tra Vassalli e Manzoni se non quelli ora accennati che, in tutta onestà, paiono davvero troppo modesti per poter far parlare di un supposto manzonismo dell'autore nostro contemporaneo.

Piuttosto, Vassalli pare essere assai distante dal Manzoni cattolico dei Promessi Sposi: egli, infatti, descrive, nel suo romanzo anticlericale, un Seicento spietato, sporco e crudele nel quale i nobili e gli ecclesiastici corrotti e venali fanno i bello e il cattivo tempo. Un secolo per il quale, ovunque si trovasse il Paradiso, «la strada per arrivarci era lastricata di soldi: e chi più ce ne metteva, più ci andava comodo e in carrozza».

Un romanzo, quello di Vassalli, nel quale non c'è spazio per la Provvidenza o per azioni di disinteressato altruismo, ma solo per l'egoismo e l'ingordigia che spiccano, nella sua storia, in quanto sono praticate soprattutto dagli ecclesiastici ai danni proprio di quella povera gente cui, invece, avrebbero dovuto dare conforto.

Un secolo, quello di Vassalli, nel quale, paradossalmente, l'unico personaggio che dimostra di avere una certa umanità è il boia che, prima di appiccare il fuoco, fa bere ad Antonia una sostanza che l'aiuterà ad affrontare la morte orrenda cui è stata condannata.

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