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Zio Vanja di Čechov: la gioia di vivere si rinnova coi sensi

Andato in scena nel 1899 al Teatro d’Arte di Mosca, Zio Vanja di Anton Čechov porta in palcoscenico la depressione: tutti (o quasi) i personaggi della pièce, infatti, sono dei depressi (chi più chi meno) e ciò per i motivi più diversi, anche se le due cause di depressione più frequenti sono le delusioni d’amore (nessuno dei personaggi vive un amore ricambiato) e la consapevolezza di aver sprecato la propria giovinezza con una vita insulsa, fatta di pigra rinuncia alle proprie ambizioni. 
Ad inizio di spettacolo uno dei protagonisti, il medico Astrov, dichiara «La vita è di per sé noiosa, stupida, sporca… Soffoca, una vita così» e intende dire che le sue aspirazioni a una vita migliore, a un mondo migliore (egli è un precursore dei moderni ambientalisti e vegetariani, forse, ma nel testo non è detto, influenzato dalla filosofia di Tolstoj), sono state inquinate e ridotte quasi a barzelletta dal contesto sociale, fatto di uomini grezzi e ignoranti, per nulla dediti al bello, ma solo alla sopravvivenza. 

Più avanti, Zio Vanja sembra riprendere la battuta dell’amico e afferma: 
[…] mi tormenta il pensiero che la mia vita è perduta senza rimedio. Non esiste il passato, l’ho speso stupidamente in sciocchezze, e il presente è terribile per la sua assurdità
e subito suggerisce alla bella Elena, seconda e giovane moglie del vecchio e malato professore Serebrjakov, di non farsi trattenere da qualche «maledetta filosofia» che le impone la fedeltà coniugale ad un marito che non ama e di gettarsi nella vita, innamorandosi di un altro uomo, prima che anche la di lei vita perisca. 
Tra l’altro, la giovane e bella Elena tale consiglio non se lo sente dire solo da Zio Vanja, ma anche dallo stesso medico Astrov (entrambi gli uomini si candidano al ruolo di amanti) e più o meno con le stesse parole. Sembra quasi che Čechov voglia dire che è il fuoco della passione a tenere desta la voglia di vivere, la gioia di vivere; un fuoco della passione che in entrambi gli uomini si unisce al sentimento amoroso… 
Ma la bella Elena (forse il nome non è casuale, ma rimanda a Omero), che si autodefinisce «pavida», resta fedele al marito che, per sua stessa ammissione, non ama… 
Unico modo per tentare di sconfiggere la depressione è tuffarsi nel lavoro (e lo faranno non solo i due uomini finora nominati, ma la stessa Sonja che ama non riamata proprio il medico Astrov).
Testo, come si può vedere, quello di Čechov di incredibile modernità non solo perché ci sono ben due personaggi (che tra l’altro sono disegnati come uomini di alte qualità intellettuali) che suggeriscono di allontanarsi dalla morale corrente per trovare o ritrovare la gioia di vivere, ma anche in quanto, alla fine, non resta che combattere la depressione lavorando (strada seguita da milioni di persone anche oggi)…

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