La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Rapporto di minoranza di Philip K. Dick: il Futuro è modificabile?

Dico subito che Rapporto di minoranza di Philip K. Dick (che considero il più grande scrittore statunitense del Novecento) è un racconto davvero molto bello, pieno di colpi di scena e che fa, in più punti, riflettere il lettore non distratto. 
Al centro dell’azione c’è il capo della sezione Precrimine che viene accusato di stare per compiere un omicidio e che, per questo, si trasforma in un fuggiasco impegnato a dimostrare la propria innocenza. 
La Precrimine è la sezione che arresta «“degli individui che non hanno infranto alcuna legge”. “Ma che sicuramente la violeranno”» spiegano Anderton (il protagonista del racconto) e Witwer (colui che è destinato a succedergli alla guida della struttura). Dunque, la sezione arresta degli innocenti e lo fa sulla base di predizioni fatte da tre precog («idioti», «Deformi e ritardati»), i cui mormorii vengono trasformati in previsioni di delitti da dei computer. Una società post-conflitto, quella descritta da Dick, che reprime e controlla, sulla base di dati, perlomeno, discutibili… 
Il titolo allude al fatto che, essendoci tre precog, le loro predizioni (a volte discordanti) vengono riunite in un rapporto di maggioranza che dovrebbe descrivere il Futuro in modo veritiero. L’esistenza di un rapporto di maggioranza, però, rimanda, di conseguenza, a quella di un rapporto di minoranza che scagiona il protagonista dall’accusa… 
Si diceva del fatto che il racconto contiene più spunti di riflessione: alcuni (come il fatto che vengano arrestati degli innocenti; che le previsioni altro non siano che dei mormorii di dementi codificati da dei computer o che si tratti di una società fortemente repressiva) sono già stati nominati.
Ad essi, va aggiunto la visione del Futuro come di un “qualcosa” che possa essere modificato se conosciuto (questo è lo scopo della “Precrimine”); la fedeltà ad una causa (qualunque essa sia) come un condizionamento cui soggiace anche il protagonista del racconto che, per non screditare l’immagine dell’ufficio da lui diretto, finirà per uccidere davvero
Il finale vuole essere per i protagonisti consolatorio, in quanto confermerebbe loro che i precog non sbagliano (e che, quindi, loro non fanno parte di una struttura inutilmente repressiva)… 
In realtà, però, il Futuro non è stato modificato affatto (ammesso che lo si sia mai conosciuto), come la Precrimine dovrebbe fare per “missione”: è solo stato confermato (e di proposito) un rapporto di maggioranza
Il testo di Philip K. Dick è leggibile in Rapporto di minoranza e altri racconti edito da Fanucci Editore, libro che riunisce 5 racconti, 4 dei quali diventati celebri per essere stati tradotti sullo schermo: Rapporto di minoranza (in Minority Report di Steven Spielberg); Impostore (in Impostor di Gary Fleder); Modello Due (in Screamers – Urla dallo spazioRicordiamo per voi (in Atto di forza di Paul Verhoeven). 
Il quinto racconto, La formica elettrica, è presente nella silloge perché ricorda in più punti il romanzo più famoso di Dick (Ma gli androidi sognano le pecore elettriche?) da cui è stato tratto Blade Runner di Ridley Scott.

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