La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

"Buongiorno, notte" film sulla carceriera Chiara

Buongiorno, notte di e regia di Marco Bellocchio. Con Maya Sansa, Roberto Herlitzka, Luigi Lo Cascio, Pier Giorgio Bellocchio, Giovanni Calcagno, Paolo Briguglia. Italia, 2003.
Va subito detto che Buongiorno, notte è un film splendido di rara intensità. Non è, però, e va sottolineato, un film sul “Caso Moro” (nonostante gli inserti autentici dei servizi giornalistici dai Telegiornali dell’'epoca): non è la verità storica quella che interessa Marco Bellocchio (per sua stessa ammissione). 
È un film sulla “condizione di brigatista carceriera”. Non per nulla, il film è incentrato sulla figura di Chiara (ottimamente interpretata da Maya Sansa) che da un ’iniziale stato di brigatista convinta, passa, pian piano, a quello di brigatista dubbiosa, per finire con quello di brigatista traditrice. Questo perché Chiara, vivendo quotidianamente a contatto con “il prigioniero” (che nella finzione è una figura di alto profilo morale), inizia con lui un “muto colloquio”, svolto tutto nella mente di Chiara che riconsidera, in tal modo, le proprie posizioni. 
A metterne in crisi le posizioni, poi, interviene anche l'’interessante figura dell’'obiettore di coscienza-scrittore (autore, nella finzione filmica, della sceneggiatura Buongiorno, notte trovata nella borsa del “prigioniero”) che svolge il proprio Servizio Civile nel Ministero dove Chiara lavora: lui, in un certo senso, la capisce e si ispira a lei per il nuovo finale della sua sceneggiatura. 
Il film, insomma, mette in luce i dubbi che possono nascere nei brigatisti durante la loro quotidiana vita di carcerieri (Chiara, infatti, non è l’'unico personaggio ad avere dei moti di ribellione); le loro contraddizioni (come il fatto di non riferirsi al “prigioniero” chiamandolo “imputato”, come ci si aspetterebbe da dei giudici di un Tribunale del popolo, bensì Presidente, riconoscendogli, dunque, un ruolo che, teoricamente, non avrebbero dovuto riconoscere) e suggerisce (con il doppio finale) una via d’uscita “semplice” e “umana” dalla condizione di carceriera: lasciare andare il “prigioniero”. 
Ottima l’interpretazione “asciutta” di Roberto Herlitzka nel ruolo di Aldo Moro (qui definito il “prigioniero” per ribadire che il film non è un documentario, ma, appunto, un’'opera di fantasia). Molto bravi anche tutti gli altri interpreti. Da notare la scenografia di Marco Dentici asfittica e claustrofobica anche quando riproduce locali ampi (come la biblioteca ministeriale nella quale lavora Chiara).

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