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Mr Brother

Mr Brother di Michael Cunningham  è uno strano libretto composto com’è da due racconti e un saggio (su Virginia Woolf, scrittrice per la quale Cunningham ha una vera e propria venerazione) e da due brevi saggi a firma dei traduttori italiani dello scrittore, entrambi dedicati alla fatica del tradurre. 
Va subito detto che il racconto che dà il titolo al libro ha un inizio folgorante e una prima parte accattivante, ma la seconda parte è un po’ deludente ed il finale è piuttosto scialbo. 
La storia è quella di un adolescente (Mezzasega, con il quale il lettore è apertamente invitato ad identificarsi) innamorato del proprio splendido fratello maggiore (Mr Brother, appunto), il quale viene descritto simile a una statua, mentre, nudo come mamma lo ha fatto, si sta preparando per la serata. 
Se il racconto fosse restato fermo al tempo dell’adolescenza e dei tormenti d’amore sarebbe stato perfetto; ciò che, a mio avviso, stona parecchio è il far vedere i due fratelli ormai adulti con tanto di Mr Brother ormai avviatosi sulla strada del tramonto, e Mezzasega uomo di successo: tale rovesciamento del finale canonico che avrebbe voluto il fratello gay rovinato e quello eterosessuale, invece, uomo di successo, pare troppo “scontato”. 
Forse se entrambi i fratelli fossero diventati uomini di successo o dei falliti, allora la ritrovata “parità”, avrebbe consentito uno sviluppo narrativo più interessante. 
Se, quindi, Mr Brother, complessivamente, è un testo che lascia un po’ insoddisfatti, Puttana, l’altro racconto del libro, è, invece, assolutamente folgorante e, da solo, vale l’acquisto del volume. 
Narra della prima volta da “ragazzo di vita” di un giovane appartenente alla medio borghesia americana. Mai un calo di tensione nella scrittura di tale racconto o una sbavatura. Veramente notevole, poi, è quel «Non me lo sto inventando» detto dal ragazzino mentre sta ricordando che il cliente che se lo era portato in albergo, aveva ricevuto una telefonata dalla moglie “nel mentre”. 
Il saggio sulla Woolf è articolato, ma non fondamentale, mentre gli interventi dei traduttori sono inutili, perché nulla aggiungono a quanto era già stato detto da Pirandello e compagnia agli inizi del Novecento.

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