La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Lunga notte di Medea

Marsilio ha ripubblicato Lunga notte di Medea di Corrado Alvaro (in Euripide, Grillparzer, Alvaro, Medea. Variazioni sul mito), un testo che era scomparso oramai da decenni dalle librerie. Si tratta di una tragedia che Alvaro scrisse su commissione dell'attrice e regista Tatiana Pavlova che la inscenò nel 1949, suscitando un vespaio di polemiche. Nello stesso anno era stata pubblicata dalla rivista «Sipario» e, solo nel 1966, era stata edita in volume da Bompiani.
La tragedia di Alvaro - come è facile capire dal titolo - è un rifacimento del mito di Medea, la maga della Colchide tristemente famosa per avere ucciso i figli (almeno secondo la versione di Euripide). Alvaro, però, introduce un forte elemento di novità nella vicenda: Medea rimane un’infanticida, ma non uccide più i propri figli per vendetta nei confronti del marito Giasone che l’ha tradita con la figlia di Creonte; bensì li uccide per salvarli dalla furia omicida dei corinzi stessi (di cui Creonte è il re) che, in preda alla violenza xenofoba e razzista, credono che Medea, tramite, appunto, i suoi figli, abbia mandato a Creonte e alla di lui figlia doni micidiali. Medea, quindi, è spinta all'atto omicida dalla pietà.
Il testo, inoltre, è assai interessante anche per l’aria da “interno borghese” che vi si respira e per lo psicologismo con cui sono costruiti i personaggi (causa ne è, di nuovo, la Pavlova).
L’aria da “interno borghese” si avverte già con la prima scena che allude, in modo abbastanza esplicito, ad un rapporto saffico tra le ancelle di Medea (argomento non certo da Tragedia classica, ma sicuramente da commedia borghese, appunto).

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