La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

La Venexiana. Una riflessione...

Ignoto veneto del Cinquecento, La Venexiana, Torino, Einaudi, a cura di Ludovico Zorzi. 
Atto I, scena IV: «Angela, Nena in lecto». Segue dialogo tra le due donne che culmina con la richiesta, da parte di Angela, che Nena assuma un ruolo maschile mentre si tengono abbracciate nel tentativo di spegnere i fuochi della passione amorosa che Angela prova per Iulo. 
Nena, affinché Angela possa crederla un uomo fino in fondo, deve bestemmiare Cristo e dire «Quele sporcarie che se dise in bordelo.». 
Poco prima, quando Nena aveva chiesto ad Angela cosa avrebbe voluto fare con Iulio, se il giovane fosse andato nella di lei casa, Angela aveva risposto che avrebbe voluto mettergli la lingua in bocca, e Nena aveva ribattuto, ammiccando, che lei lo sapeva, certamente, fare meglio di lui.

Ludovico Zorzi, nella sua Scheda per “La Veneziana”, afferma che la sequenza rivela l'intenzione satirica dell'autore e non la vena documentaria che, invece, è dall'Ignoto affermata con il famoso explicit «Non Fabula non Comedia ma vera Historia».
Parla, poi, di «morboso equivoco» e di «sconcertante scena». Ricordo che Zorzi vergava la sua scheda nel 1965…

Non ho letto studi specifici su La Venexiana, perciò la mia riflessione è da considerarsi "vergine". 
Credo che l'affermazione di Zorzi sia alquanto riduttiva: a mio avviso l'Ignoto non scrive la scena con intento parodistico e satirico o, almeno, non solo con tale intenzione. 
Credo, invece, che lo spinga una reale volontà di "documentare" quanto poteva accadere in una casa di una "vedova onorata": ovvero, una casa nella quale gli uomini non potevano entrare senza destare sospetti e/o alimentare i pettegolezzi. 
Dunque, a quei tempi, la vedova onorata, per conservare il titolo di rispettabilità, presumibilmente sarebbe stata "costretta" a sopire le proprie voglie con la serva (nel ruolo di maschio), o a far entrare in casa, con sotterfugi, compiacenti forestieri a caccia d'avventure. 
Poco importa, per il mio ragionamento, se l'Ignoto abbia o meno "farcito" la cronaca che lo ispirò per la composizione della commedia con spunti letterari o - come potrebbe essere per gli amori saffici - con altra cronaca quotidiana: il suo intento - almeno per me - era quello di documentare la vita sessuale di due donne (Angela la vedova e Valeria la giovane sposa, entrambe attirate dal giovane e bel forestiero, entrambe pronte a tradire: la memoria del defunto, l'una; il marito, l'altra).

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