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Il coraggio di esserci

Green Book di Peter Farrelly con Viggo Mortensen e Mahershala Ali è un gran bel film che parla di razzismo, stereotipi, diritti civili e amicizia.
La pellicola racconta i due mesi di tournée nel profondo Sud degli Stati Uniti degli anni Sessanta del pianista e compositore Don Shirley che, temendo di subire ritorsioni da parte dei razzisti del luogo (essendo lui un uomo di colore), ingaggiò come autista (facente funzione di guardaspalle) l’italo-americano Frank Vallelonga (padre di uno degli sceneggiatori del film).
Durante il viaggio tra uno Stato e l’altro del profondo Sud degli U.S.A. i due uomini - benissimo interpretati da Mortensen (nel ruolo dell’italo-americano) e Ali (in quello del pianista) - imparano a conoscersi e tra loro nasce un’amicizia sincera in grado di durare negli anni.
Raccontando la loro storia, il film, tra le altre cose, mostra allo spettatore in modo plastico la differenza che passa tra lo stereotipo e il razzismo. Il primo è un’opinione frutto di pregiudizio che,…
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La vita peccaminosa di Caravaggio

Tutti i miei peccati sono mortali di Giuliano Capecelatro edito nel 2010 da il Saggiatore è un saggio su Caravaggio che ha molto del romanzo. In esso, infatti, l’Autore narra la vita e le opere di Caravaggio facendo diventare il pittore un vero e proprio personaggio: ne narra non solo le azioni, ma anche i pensieri, i sentimenti, le paure, gli stati d’animo e le intenzioni.
Per calarsi nella mente del grande Maestro il saggista parte dai rari dati documentali (verbali di tribunale; diari di committenti e mercanti d’arte; note biografiche redatte da pittori contemporanei) e dai capolavori dipinti e traccia un convincente profilo psicologico. Ne esce la figura di un uomo tormentato; dal carattere difficile; incline alla rissa (e non si dimentichi che arrivò a uccidere un uomo); amante del bicchiere e attratto sessualmente sia dalle ragazze, sia dai ragazzini (tra cui Mario Minniti e Cecco del Caravaggio).
Una narrazione, quella di Capecelatro, vivace e felice specie nelle descrizioni d’ambi…

Un Platonov visivamente potente

L’aggressività testosteronica di un giovane uomo può risultare eroticamente conturbante. Quella un po’ bolsa di un uomo maturo, invece, annoia, quando non irrita. Platonov, nel testo di Anton Čechov, ha 27 anni e la sua aggressività di giovane maschio è una delle caratteristiche che lo rendono affascinante. Il Platonov dello spettacolo firmato da Marco Lorenzi per Il Mulino di Amleto ora in scena al Teatro Fontana di Milano, invece, è un uomo canuto e maturo. La differenza d’età tra i due personaggi porta con sé anche il fatto che il Platonov di Čechov ha la vita nel corpo e il suo essere un maschio irrisolto e privo di coraggio lo rendono un vinto che, però, non vuol rinunciare alla vita. Il Platonov pensato da Lorenzi, invece, ci pare essere un semplice fallito un po’ patetico a caccia di ciò che la vita gli ha ormai definitivamente negato.
Ciò detto, va subito specificato che il Platonov per la regia di Lorenzi è uno spettacolo intelligente, con ritmi incalzanti e visivamente potente. E l…

Platonov non è un maschio alfa

Platonov è un drammone giovanile e postumo di Anton Čechov assurdamente prolisso (è stato calcolato che per rappresentarlo per intero servirebbero sei ore di spettacolo) e pieno zeppo di personaggi secondari di cui non si avverte la necessità scenica.
Scritto oggi, probabilmente, si concentrerebbe sui tre amici protagonisti e sulle tre donne (più una) che fanno parte della loro vita. I tre amici sono Platonov stesso, Voinitsev e Triletski.  Le tre donne Anna Petrovna (vedova e matrigna di Voinitsev), Sofia (moglie di Voinitsev), Sascia (sorella di Triletski e moglie di Platonov). La quarta donna è la Griekova a cui Triletski fa una blanda corte.
Le donne sono tutte innamorate di Platonov e non perdono occasione, in un modo o nell'altro, di farglielo capire, arrivando anche a proporsi senza alcun ritegno. Platonov tenta di ricordare loro che è un uomo sposato e che non è il caso che loro lo provochino, ma l’insistenza e la sfacciataggine con la quale le donne gli si offrono fanno sì che,…

Chi sei tu? | Il Ruy Blas de Il Mulino di Amleto

Il Teatro Fontana di Milano ha ospitato in questi giorni la compagnia torinese Il Mulino di Amleto che ha portato in scena il Ruy Blas di Victor Hugo per la regia di Marco Lorenzi. Uno spettacolo molto bello, recitato assai bene e con una regia intelligente e moderna. Un gruppo di sei attori assai affiatato ha dato vita al Ruy Blas prendendosi delle licenze, ma rispettando in modo totale quella che è l’essenza del dramma di Hugo: un’indagine sull'identità.
Licenze che hanno fatto diventare lo spettacolo un lungo flash back esplicativo della scena finale; che hanno ridotto sensibilmente il numero dei personaggi; che hanno contratto il dramma riassumendo alcune scene e facendole narrare dagli attori stessi…
Licenze che hanno reso il Ruy Blas un’opera contemporanea al punto che, quando si parla della crisi economica e morale della Spagna del Seicento, si ha l’impressione che, in realtà, ci si stia riferendo all'Italia di oggi.

In altre parole, l’operazione teatrale messa in atto dal r…

La forza della parola

L’ora più buia di Joe Wright è un gran bel film che descrive gli sforzi compiuti da Winston Churchill per convincere l’ala più recalcitrante del suo partito a combattere contro Adolf Hitler, invece di trattare con lui. Churchill, infatti, è assolutamente convinto che trattare con il nazista Hitler e con «il suo lacchè» fascista Mussolini porti il Regno Unito a un futuro di sottomissione, mascherata da indipendenza.
Per convincere coloro che vorrebbero trattare con Hitler che con il nazista non si tratta, Churchill discute, si incazza, elabora e pronuncia discorsi alla Nazione, assume decisioni spericolate (che, però, si riveleranno essere geniali) nella convinzione che per la libertà si debba tentare l’impossibile. La sua fiducia nella forza della parola è totale, al pari di quella di certi personaggi shakespeariani. Meno forte, invece, la fiducia in se stesso, tanto che ha bisogno di qualcuno che lo conforti e lo sostenga: la moglie, il re Giorgio IV e persino la sua giovane dattilografa…

Mi chiamo Ruy Blas

Scritto da Victor Hugo nel 1838 - e rappresentato per la prima volta nel novembre di quell’anno - il Ruy Blas è un classico del teatro e, per tale motivo, la sua vicenda è nota: per vendicarsi della Regina di Spagna il nobile Don Sallustio ordina al suo servo Ruy Blas di assumere le sembianze del nobile decaduto Don Cesare con le quali accedere a corte e far innamorare di sé proprio la regina (di cui Ruy Blas è già perdutamente innamorato). L’intenzione di Don Sallustio è di rivelare la tresca tra sua maestà e un servo in modo da scatenare uno scandalo tale da costringere la regina a lasciare il trono. I suoi piani, però, non andranno tutti per il verso giusto…
Ciò per cui vale la pena, oggi, riprendere il Ruy Blas, a parere di chi scrive, è la modernità dei due personaggi principali: la Regina e Ruy Blas. Se, infatti, i due coprotagonisti Don Sallustio e Don Cesare sembrano caratteri abbastanza stereotipati (il primo tutto malvagità e il secondo fatuità con lampi di bontà), i due protago…