sabato 9 aprile 2016

Venezia Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini

Sale Rinascimento
Si è aperta l'8 aprile con l’eccezionale esposizione di capolavori veneti appartenuti a Vittorio Cini la stagione 2016 di Palazzo Cini a San Vio.
La Fondazione Cini rende omaggio al grande mecenate presentando al pubblico, per la prima volta riuniti, i dipinti veneti della sua collezione.

Capolavori assoluti mai esposti insieme prima d’ora provenienti dalla collezione personale di Vittorio Cini, realizzati dai più grandi artisti veneti dal Trecento al Settecento, come Crivelli, Tiziano, Lotto, Guardi, Canaletto e Tiepolo, dall’8 aprile 2016 saranno riuniti ed esposti assieme per la prima volta negli spazi del secondo piano della Galleria di Palazzo Cini a San Vio, la casa-museo un tempo dimora del  mecenate.

La Galleria resterà aperta al pubblico fino al 15 novembre 2016.


Il percorso espositivo ideato per l’occasione dall’Istituto di Storia dell’Arte della Fondazione Giorgio Cini, diretto da Luca Massimo Barbero, restituisce, attraverso una trentina di capolavori selezionati, la qualità di una delle raccolte d’arte antica più importanti del secolo scorso e ci permette di conoscere meglio la figura e il gusto di Vittorio Cini (Ferrara, 1885 - Venezia, 1977), come uno dei più importanti collezionisti d’arte antica nell’Italia del Novecento. 
Imprenditore accorto, politico di cultura liberale, mecenate colto e dotato di intuito innato, Vittorio Cini mise insieme durante la sua lunga e intensa esistenza una straordinaria raccolta, assicurandosi, con l’aiuto di consiglieri illustri come Bernard Berenson, Federico Zeri e Giuseppe Fiocco, i nomi più rappresentativi della scuola Veneta, dal Trecento al Settecento, oltre a centinaia di dipinti, sculture, oggetti d’arte decorativa, espressione di un interesse ‘onnivoro’ per ogni ambito tecnico, artistico, creativo e di un gusto raffinatissimo.

La pittura del Trecento e del primo Quattrocento veneto è testimoniata in mostra dalla presenza di una nutrita schiera di artisti, da Guglielmo Veneziano a Nicolò di Pietro, dal Maestro dell’Incoronazione a Michele Giambono. 
Di Giambono, la cui arte raffinata segna la maturazione del tardo gotico a Venezia (il suo celebre San Crisogono si trova nella chiesa di San Trovaso), è esposta la straordinaria tavola con San Francesco che riceve le stimmate.
Introduce al Rinascimento invece, la Madonna Speyer di Carlo Crivelli, rappresentativa dello stile originale, nervoso e incisivo, di questo geniale artista veneziano. 
Tra le opere in mostra, accanto a lavori di Cima da Conegliano, Bernardo Parentino, Giovanni Mansueti e Benedetto Diana, spicca per importanza e imponenza la Madonna con il Bambino e i santi Giovanni Battista e Francesco (1485 circa) del vicentino Bartolomeo Montagna.

Un posto a sé in questo itinerario attraverso la pittura veneta, occupa il San Giorgio che uccide il drago di Tiziano, probabile frammento di una pala commissionata a Tiziano dalla Serenissima nella seconda decade del Cinquecento. Nel corso dell’Ottocento l’opera fu attribuita a Giorgione e nei primi decenni del secolo successivo prima a Palma il Vecchio poi ancora a Giorgione, per poi essere definitivamente restituita al grande Tiziano solo recentemente.

Una sezione della mostra è dedicata alla ritrattistica veneta del Cinquecento con un piccolo nucleo di straordinari ritratti maschili ad opera di Bartolomeo Veneto e Bernardino Licinio; tra tutti spicca per fascino e notorietà il bel Ritratto di gentiluomo, forse Fioravante degli Azzoni Avogadro, una piccola perla della collezione, eseguito da Lorenzo Lotto.

Sale Settecento
Il Settecento è il secolo più rappresentato con Canaletto, Antonio e Francesco Guardi, Tiepolo. Mirabili sono due Capricci di Canaletto, tele di grande formato considerate due dei più celebri capricci giovanili dell’artista: creazioni poetiche che presentano un mondo di fantasia, vedute ideali nelle quali, immersi in una luce calda, emergono fatiscenti ma ancora maestose rovine classiche.

In dialogo con le tele di Canaletto sono esposti quattro sublimi Capricci di Francesco Guardi e, ad arricchire il panorama della pittura veneziana del Settecento, due piccoli bozzetti per pale d’altare di Giambattista Tiepolo. 
Di Antonio Guardi – del quale sono in mostra anche due delle sue famose ‘turcherie’ – sono eccezionalmente visibili tre album di disegni, noti come i cosiddetti ‘Fasti veneziani’, che raccolgono 58 fogli che illustrano fatti della storia di Venezia: prove grafiche di altissima qualità contraddistinte da un linguaggio stilistico che asseconda la genuina vena rococò del pittore.

Capolavori ritrovati della collezione di Vittorio Cini, si presenta, sia per il pubblico che per gli studiosi, come un’occasione unica per scoprire una parte significativa e meno nota della straordinaria collezione formata da Vittorio Cini. 
L’esposizione si colloca inoltre all’interno di un cantiere di ricerca sulle collezioni d’arte di Vittorio Cini, che prevede come prima tappa la pubblicazione del catalogo scientifico della Galleria di Palazzo Cini.



Nessun commento:

Posta un commento