La Bellezza è Potere


Potere e Pathos. Bronzi nel mondo ellenistico a cura di Jens M. Daehner e Kenneth Lapatin resta a Palazzo Strozzi di Firenze fino al 21 giugno, per, poi, spostarsi al J. Paul Getty Museum di Los Angeles da fine luglio a inizio novembre e alla National Gallery of Art di Washington da dicembre a marzo 2016.
Si tratta di una mostra che riunisce opere statuarie in bronzo e marmo provenienti da musei di tutto il mondo. L’elenco dei prestatori è davvero imponente e, tra l’altro, dice di come sarà assai difficile, in un prossimo futuro, poter rivedere riuniti nello stesso spazio espositivo tanti capolavori dell’età ellenistica.
Sono statue, quelle selezionate dai curatori, che raccontano di come gli “eredi” di Alessandro Magno raffigurassero sia il Potere, sia il Pathos. Statue che esprimono forza, energia, possanza, ma anche fatica e severità.

Emerge su tutto, però, la clamorosa bellezza fisica di alcuni atleti ed efebi immortalati dagli scultori e, via via che si percorrono le sale del museo fiorentino, si rafforza la convinzione che la Bellezza, per gli antichi (e, forse, anche per noi contemporanei?), fosse essa stessa Potere: non è difficile comprendere come, di fronte a certi splendidi ragazzi, molti uomini capitolassero, più che di fronte ai severi censori o a certi principi che, nella statuaria, per esaltare il proprio Potere, si facevano raffigurare come fossero degli dei, ossia, praticamente nudi.
Ed è la nudità dei fisici perfetti degli atleti a impressionare, estasiare e incutere un certo rispetto, nonostante la giovane età dei soggetti ritratti (o, forse, proprio in ragione della stessa?).
Ecco spiegato il perché non si esita ad affermare che le due statue più belle e rappresentative di tutta la mostra sono quelle “speculari” dell’Atleta con strigile (bronzo del 1-50 d.C., conservato a Vienna) e dell’Atleta (marmo del II sec. d.C., conservato a Firenze), assai opportunamente collocate l’una accanto all’altra.

Molte, comunque, sono le statue da osservare con attenzione: tra di esse, sicuramente, quella in bronzo che ritrae un Giovane efebo del I sec. a.C. un po’ malinconico (e ci si immagina subito lo struggimento dei suoi amanti) o quella del Giovane aristocratico di età augustea che, nonostante sia poco più che bambino, già assume pose da potente oratore.
Assai espressiva, infine, quella che ritrae un Pugile seduto del III sec. a.C., conservata a Roma, che sembra stia ascoltando le parole del suo "allenatore" e che "sfoggia" una serie di cicatrici e di contusioni che dicono assai bene della violenza contro cui ha dovuto difendersi, nonostante la possanza del fisico. 


Potere e Pathos, in definitiva, è mostra da ammirare con attenzione, corredata da un catalogo pregevole edito da Giunti.